L’inefficienza dello Stato assistenziale

L’inefficienza dello Stato assistenziale

Lo Stato assistenziale costa enormemente più di quanto rende, il che è ovvio sol che si ponga mente alle modalità del suo funzionamento. Lo Stato, infatti, grava la collettività di costi per poter distribuire benefici, sotto forma di “servizi sociali”. Tuttavia dal momento che il trasferimento ha un suo costo, quello che la collettività riceve dallo Stato è sempre meno di quello che la collettività ha dovuto pagare.  Dal momento che è presumibile che i “costi di trasferimento” siano crescenti al crescere delle dimensioni dei programmi, la differenza fra costo dell’assistenzialismo e benefici da esso resi aumenta al crescere della “socialità”. In altri termini, una gran parte di queste somme va, in vario modo, dispersa nei canali burocratici, rappresenta una perdita netta per il paese (ma non per politici e burocratici) e non raggiunge mai i benefici dichiarati.

Abbiamo così una significativa conferma di un’arguta osservazione di Friedman. Nei nostri rapporti col denaro, sostiene Friedman, le possibilità sono quattro.

1)     Possiamo spendere soldi nostri a nostro vantaggio. In questo caso abbiamo sia un incentivo a non spendere troppo, sia un incentivo a spendere bene.

2)     La seconda possibilità si ha quando spendo soldi miei a benefico di altri: in questo caso, cercherò di non spendere troppo, ma mi mancano le informazioni per spendere meglio.

3)     La terza possibilità è quella di spendere denaro altrui a benefico proprio: in questo caso non si hanno incentivi ad economizzare, mentre si cercherà di spendere al meglio.

4)     Infine, abbiamo l’attività di spesa nel settore politico, che consiste nello spendere denaro altrui a vantaggio di altri. In questo caso manca sia l’incentivo ad economizzare che l’informazione necessaria a spendere bene, ed il risultato è lo spreco. La conclusione è ovvia: l’assistenzialismo di Stato è per sua natura condannato ad essere inefficiente.