Clausole di salvaguardia, ecco come lo Stato s’indebita

Clausole di salvaguardia, ecco come lo Stato s’indebita

Perché fare finanza allegra non è una buona idea. Né tra le mura domestiche né tra quelle dei ministeri. Un apologo ironico di un qualificato e ironico analista sulle politiche in deficit.

Ieri la mia adorata mogliettina è tornata a casa trionfante e mi ha aggredito con le seguenti parole: “Tesorooooo, sai oggi ho comperato un vestitino meraviglioso che costava 500 euro, ma lo ho pagato solo 300, con i 200 che ho risparmiato ho comperato delle stupende scarpine che ne costavano 350, ma le ho pagate solo 150. Con i 200 che ho risparmiato ho comperato una fantastica borsetta, che costava 650 euro, che ho pagato solo 200. Vedi come sono brava?”.

Io ho risposto immediatamente: “Sei pronta per fare il presidente del consiglio o, male che vada, il ministro dell’economia.

Infatti che differenza c’è tra lei e il nostro beneamato governo, se mia moglie avrà sì risparmiato 850 euro, ma ne ha spesi 650, mentre il governo avrà sì risparmiato una miliardardata, per esempio sulla reddito di cittadinanza, per il quale aveva speso soldi che non aveva, Tant’è vero che aveva dovuto far ricorso alle cosiddette clausole di salvaguardia per poter effettuare una spesa in deficit.

La finanza pubblica è un affare troppo serio per poter essere lasciata in mano a chi ragiona in questo modo. Con una differenza rispetto a casa mia. Se io faccio debiti, dovrò in qualche modo ripagarli, magari vendendo casa o l’argenteria. Se i debiti lo fa lo Stato,a non lo ripagherò io ma lo ripagheranno le generazioni future. Il che non fa nessuna differenza con la prassi comune nella prima Repubblica di distribuire soldi che non si avevano e mettere il conto a carico di chi sarebbe arrivato dopo.

L’ovvia domanda che sorge è quella di quale differenza esista tra i governi del cosiddetto cambiamento e il vecchio pentapartito. Probabilmente l’unica variazione tra ora ed allora è che nei felici tempi passati, prima di decidere o parlare si pensava. Oggi siamo arrivati al paradosso che, per combattere l’evasione e per tutelare i meno abbienti, di distribuisce un bonus ai più ricchi che utilizzano ampiamente le carte di credito, e si escludono coloro che non possono permettersi di averne.

Come diceva Longanesi, l’Italia si divide in furbi e fessi. Ma i fessi sono molto più dei furbi e prima o poi si arrabbiano.

Miss Marple, 2 ottobre 2019