Clima e ambiente, una questione di metodo

Clima e ambiente, una questione di metodo

Come coniugare cultura liberale, mercato e sviluppo sostenibile.

Nel dibattito pubblico in vari ambiti e a vari livelli uno spazio molto ampio e crescente è occupato dalle tematiche che, genericamente e a volte imprecisamente, vengono definite come “ambientali”. Nell’ottica della cultura politica liberale è fondamentale rendere compatibile, in un contesto di mercato, uno sviluppo sostenibile, fondato sulla conoscenza e sulla responsabilità.

È necessario affrontare questi temi, spesso connotati da elevata complessità, adottando un approccio adeguato e che, in linea con il pensiero e il metodo scientifico (omogenei, peraltro, al metodo liberale), muovano da una propensione al dubbio ed alla verifica sperimentale che ricerchino conferme ed accettino smentite dai fatti in specie dalla esperienza che deriva da eventi passati consolidati e misurabili.

È invece errato un approccio ideologico (o peggio mistico millenaristica con venature catastrofiste) e la illusoria convinzione che esistano soluzioni semplici a problemi complessi; spesso si rivelano non solo inutili ma persino controproducenti. Una tentazione analoga è l’adozione “rituale” di espressioni come “green economy”, economia circolare e la stessa dizione di “sviluppo sostenibile” che possono essere un modo efficace per indicare sinteticamente un certo tipo di impostazione ma che non deve rappresentare un espediente puramente formale  per evitare un indispensabile atteggiamento critico ed autocritico.

Clima e ambiente, piccolo vademecum liberale

Innanzitutto, senza ritenere che il bagaglio di dati, informazioni, conoscenze, metodologie e competenze oggi disponibile sia esaustivo, da questo patrimonio occorre partire. Al riguardo, vi sono alcuni pilastri fondamentali ed ineludibili, in specie di metodo, che sono riferimenti essenziali.

1. In primo luogo, considerando, ad esempio, il monitoraggio, la modellazione e (aspetto particolarmente delicato) la previsione di grandezze di fenomeni globali come la concentrazione di uno specifico gas (come la CO2) nell’atmosfera terrestre o della temperatura media dell’atmosfera stessa si richiede una trattazione che tenga conto di tutti i possibili fattori rilevanti e che ne descriva adeguatamente i meccanismi.

Significativi sono i pesi relativi dei singoli contributi, considerando che spesso alcuni (spesso di natura antropica) sono assai modesti rispetto ad altri (molti dei quali naturali). In via esemplificativa, se si traguardano le temperature tutti gli apporti naturali (a cominciare dall’irraggiamento solare e dalle sue dinamiche) ed antropici vanno considerati tenendo conto che molti rapporti tra gli apporti stessi e gli effetti termici non sono lineari e che molti fenomeni interferiscono tra di loro.

Una ulteriore avvertenza: i risultati di volta in volta ottenuti, in specie le previsioni ma anche la identificazione e validazione di relazioni e correlazioni, vanno considerati con prudenza e evitando di assegnare eccessiva affidabilità alle derivanti estrapolazioni.

2. In secondo luogo, quando si valutano gli impatti di tutti i processi sia naturali che antropici (ed in specie in quest’ultimo caso), occorre un approccio omnicomprensivo; esistono al riguardo metodologie complete e mature (della famiglia LCA-Life Cycle Assessment) che vanno utilizzate nel modo più esteso e trasparente.

3. In terzo luogo, specialmente nella comparazione tra diverse soluzioni, occorre tenere conto della compatibilità di ogni soluzione con gli specifici contesti ambientali, economici e sociali.

Alcune osservazioni di base a livello qualitativo: utili ad esaminare esperienze maturate, studi, ricerche e proposte.

a) È essenziale il corretto uso della nomenclatura: non rappresenta formalismi nominalistici ma corrisponde ad aspetti sostanziali; spesso si confondono tra di loro termini (e concetti) quali emissioni, inquinamento, “cambiamento climatico” e si stabiliscono tra di loro relazioni spesso arbitrarie.

b) È necessaria, insieme alla “capitalizzazione” di esperienze positive, la disponibilità a riconoscere limiti ed errori di azioni adottate e sviluppate.

c) Alcuni fattori vengono spesso trascurati quali:

  • l’evoluzione naturale dei fattori da cui deriva l’insieme delle condizioni ambientali che riconosciamo come clima (da definirsi, peraltro su una specifica scala territoriale e temporale);
  • la importanza della dinamica demografica che, viceversa, ha presentato su scala planetaria, crescite molto rilevanti a fronte, peraltro, di una crescita ancor più forte del Pil (anche pro capite) e di una intensità energetica e di emissioni specifiche di CO2 sempre più virtuose;
  • la centralità positiva della conoscenza scientifica e della leva tecnologica (spesso demonizzati) come fattori “storici” e. presumibilmente. in prospettiva di sostenibilità ambientale;
  • la possibilità di guardare a modelli e tipologie di soluzione che nel passato hanno avuto successo in specie nell’ambito di casi di inquinamento ben identificati (comprese le loro effettive ragioni), misurati e risolti o almeno attenuati;
  • l’esigenza che le soluzioni proposte siano economicamente sostenibili per consentirne una diffusa e competitiva adozione.

Un approccio rigoroso non deve d’altra parte impedire analisi di prima approssimazione e l’individuazione di primi orientamenti di massima; l’importante è che i risultati così ottenuti vengano considerati definitivi e/o irreversibili.

I Liberali 1° ottobre 2019