Cosa vuole fare l’Europa con Erdogan?

Cosa vuole fare l’Europa con Erdogan?

Erdogan attacca i curdi e minaccia l’Ue. Cosa ha in mente? L’analisi di Giorgio Ferrari.

Che cosa ha in mente Erdogan? La domanda oggi la troviamo sui giornali, sui siti di politica internazionale e nelle note diplomatiche. Per prima cosa colpire i curdi si dirà. Le operazioni militari in Siria sono iniziate e fanno seguito ad altre che le hanno precedute, senza suscitare lo sdegno che vediamo in questi giorni. Il tradimento di Trump, imprevisto solo perché c’è chi ancora non ha capito il Presidente americano, gli ha spianato la strada.

Caos Siria

Erdogan si è mosso in Siria con abilità e flessibilità, e ora coglie i frutti della sua politica. Quando scoppiò la rivolta contro Assad si schierò con gli insorti. Quando intervennero i russi alzò il livello dello scontro fino all’abbattimento del caccia Sukhoi 24, sconfinato in Turchia, incassando il sostegno dell’allora Presidente Obama e la comprensione dell’Europa. Poi però le cose sono cambiate. La Siria è diventata un campo di battaglia tra milizie di Assad, Jihadisti, russi, iraniani, curdi e altre minoranze religiose. Gli Stati Uniti hanno mostrato poche idee chiare, nessun disegno strategico se non, con Trump, quello di stare dalla parte dei sunniti e soprattutto dell’Arabia Saudita. Hanno contrastato sul campo l’Isis, ma mandando in prima linea i curdi, salvo abbandonarli al proprio destino.

Il piano ridimensionato del Sultano

Per il nuovo sultano l’opportunità è quella di estendere il controllo di un vasto territorio al confine e pare in grado di coglierla. Ma, sembrerà un paradosso, oggi è sulla difensiva. Il suo disegno strategico originario era di ben altro respiro. Il suo sguardo si fissava su gli enormi territori usciti dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica dove si parlano dialetti turchi o lingue assai affini. Puntava alla leaderschip dell’Asia centrale e a un ruolo da protagonista in tutto il Medio Oriente. Aumentò le frizioni con Israele, ma con scarso successo. Poi il tentato colpo di Stato in Turchia nel 2016, una vicenda dai contorni, diciamo, assai oscuri, gli ha permesso di ottenere quel potere quasi assoluto al quale ambiva. Ma non è riuscito a cancellare il retaggio di Ataturk.

Erdogan isolato

Le recenti elezioni comunali per lui sono state uno schiaffo sonoro, avendo perso non solo Istanbul, ma cinque delle sei più importanti città. La crisi economica morde e fa registrare, col calo del PIL, anche quello dei consumi privati. Di fatto, pur essendo nella Nato, oggi Erdogan non ha alleati. Ecco quindi le iniziative che cercano di farlo uscire dall’angolo. Ha bisogno di soldi, quindi ricatta l’Europa con i profughi che ospita e per i quali riceve un fiume di denaro, sul cui utilizzo molte organizzazioni internazionali hanno avanzato seri dubbi.

Ma non basta. Quindi non solo minaccia di aprire i confini con la Grecia e di lasciare mano libera agli scafisti, ma ora utilizza anche i prigionieri dell’Isis, che potrebbero essere liberati. Infine la provocazione di questi giorni: Cipro ha siglato un accordo con la Francia e l’Italia per i sondaggi sui giacimenti di idrocarburi nelle sue acque territoriali. Ma in quel mare sono arrivate le navi turche che hanno messo in azione le trivelle. Con questo atto del tutto illegale Erdogan vuole saggiare la capacità di reazione dell’Ue e la sua compattezza.

La domanda con cui abbiamo iniziato: cosa ha in mente Erdogan? In realtà andrebbe rovesciata. Cosa vuole fare l’Europa con Erdogan?

Giorgio Ferrari, 11 ottobre 2019