Governo e opposizione: a distanza di un anno chi aveva ragione?

Governo e opposizione: a distanza di un anno chi aveva ragione?

Un anno fa il governo prometteva crescita e l’opposizione annunciava catastrofi finanziarie. Chi aveva ragione? Luca Ricolfi traccia un bilancio e risponde…

Se avvolgiamo iI film all’indietro e ci chiediamo che cosa predicevano i protagonisti della politica un anno fa, quando iI governo giallo-verde muoveva i primi passi, dobbiamo rispondere: nessuno ci ha azzeccato. Ricordate le previsioni di alcuni ministri? Per loro iI Pil sarebbe potuto crescere del 2% nel 2019 e del 3% nel 2020. Quanto al deficit pubblico, il livello del 2,4% (quello sbandierato dai Cinque Stelle dal balcone di Palazzo Chigi) sarebbe stato sostenibile. Meno incauto di qualche suo ministro, il governo ripiegava su stime più caute di crescita del PiI, e fantasticava di investimenti pubblici per decine di miliardi di euro.

E I’opposizione di sinistra, ve la ricordate? Come Cassandra, prevedeva ogni sorta di sfracelli: una nuova recessione, crollo dell’occupazione, aumento della disoccupazione, spread fuori controllo, crisi finanziarie. Per non parlare del “partito del pop corn”, ingenuamente convinto che per veder cadere rovinosamente questo governo sarebbe bastato aspettare che il disastro si compisse, e gli italiani fossero costretti a prenderne atto. A un anno di distanza, possiamo invece constatare che nessuna delle mirabolanti previsioni che con tanta sicurezza venivano avanzate si è realizzata. L’economia, a quanto pare, predilige la prosa.

Una situazione mediocre

È vero, ci sono stati momenti difficili ma dopo un anno la situazione sul versante finanziario rassicurante, anche grazie al cambio di orientamento della politica monetaria. Il temuto deficit al 2,4% viaggia invece verso il 2,1%. Le ingenti perdite virtuali registrate sui mercati finanziari nel 2018 (circa 200 miliardi di euro) sono oggi completamente assorbite e hanno lasciato il posto a un leggero saldo positivo. L’occupazione aumentata di circa 100 mila addetti, la disoccupazione è diminuita di circa 200 mila unità. Nello stesso tempo non si può non osservare che né la produzione industriale né l’export vanno bene, ci sono circa 160 tavole di crisi aziendali aperti, gli investimenti pubblici ristagnano, i cantieri restano bloccati, le ore di cassa integrazione straordinaria sono raddoppiate in un anno, con un impatto paragonabile alla perdita di 50 mila posti di lavoro.

Insomma: la situazione non è né eccellente come la raccontano i governanti, fieri delle molte misure adottate, né catastrofica come cerca pateticamente di convincerci l’opposizione. La situazione è mediocre, semplicemente mediocre.

Rimodulazione e “riordino”, le parole del prossimo autunno

E In prospettiva? Che accadrà con la Legge di Bilancio? Anche su questo assistiamo alla consueta divaricazione fra le previsioni. Per le opposizioni le promesse del governo, a partire della flat tax e dal non-aumento dell’Iva, costano 40-50 miliardi, e quindi sono destinate a far esplodere i conti pubblici. Per iI governo le coperture si troveranno, e l’Europa dovrà consentirci di abbassare tasse in deficit.

È probabile, invece, che la realtà – come successo finora – smentirà sia gli uni sia gli altri. Per qualche mese assisteremo alla consueta sceneggiata con l’Europa, che si concluderà con un mediocre compromesso (ci lasceranno fare un po’ di deficit, ma molto poco). Quanto alle tasse, Ie parole d’ordine saranno rimodulazione e “riordino”: la parola rimodulazione (delle aliquote Iva) servirà a nascondere che, complessivamente, l’Iva aumenterà. La parola riordino (delle tax expenditures, ovvero delle esenzioni e agevolazioni fiscali) servirà invece a nascondere il fatto che, complessivamente, la pressione fiscale non diminuirà perché i soldi per varare un assaggio di flat tax si troveranno disboscando la giungla delle agevolazioni.

Insomma: quest’autunno non vedremo il crollo dell’economia, né la sua ripartenza grazie all’illusorio carburante di quota cento (misura anzi nefasta per i conti) e reddito di cittadinanza. Ancora una volta, la mediocrità sarà la nostra cifra. È un vero peccato, perché il fatto che le cose non vadano troppo male forse dovrebbe aprire lo spazio per tentare qualche mossa di rilancio della crescita. Mosse che, per essere efficaci, dovrebbero essere non troppo elettorali e non troppo gravose per i conti pubblici. O, ancora meglio, essere a costo zero. A partire dalla mossa che da decenni è il sogno proibito di ogni Imprenditore: una riduzione degli adempimenti burocratici citi, al meno in questo, ci renda finalmente simili agli altri paesi europei.

Luca Ricolfi, Il Messaggero 29 luglio 2019

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