Quella passiva rassegnazione che umilia Roma

Quella passiva rassegnazione che umilia Roma

L’aspetto che fa più male del degrado della Capitale è l’atteggiamento passivo e freddo del suo sindaco. Il commento di Pierluigi Battista.

Forse, più ancora dei cassonetti che rigurgitano immondizia stagnante chissà da quanto. Più ancora dei gabbiani famelici padroni della città. Più ancora del tanfo che appesta l’aria. Più ancora del lerciume che invade le strade. Più ancora dello strazio di una città meravigliosa abbrutita e ridotta a discarica. Più ancora dei topi che strisciano indisturbati. Più ancora di tutto questo, ciò che offende e umilia Roma è l’immagine sconfortante di una sindaca che non mostra nessun pathos per la sorte della città che dovrebbe amministrare, per il senso di passiva rassegnazione che emana da ogni gesto e ogni parola di Virginia Raggi, che invece di mostrarsi straziata per lo scempio di Roma si limita a gestire con la smorfia di un sorriso impotente e forse indifferente lo spettacolo di una città irrimediabilmente lurida.

Non c’è un solo gesto che parli in lei di un minimo senso di allarme e di vergogna per aver contribuito a distruggere così la città che le è toccato (mal)governare. Non c’è una sola parola che stia a significare la condivisione di uno sgomento, la voglia di impegnarsi per cominciare, soltanto cominciare a risolvere un’emergenza drammatica.

Magari non avrebbe risolto il problema dei rifiuti, perché è abbastanza evidente dopo tre anni di chiacchiere inconcludenti che la sindaca Virginia Raggi non ha la più pallida idea di come risolverlo, ma forse l’immagine di lei impegnata con la sua giunta con una ramazza in mano a spazzare le strade più disagiate di Roma, oppure di lei che si incatena di fronte alla sede dell’Ama e non se ne va fino a strappare ai vertici di quella società un impegno vero a pulire la città come sarebbe suo dovere, oppure di lei che non si dà pace prima di trovare una sia pur minima soluzione per arginare l’invasione della spazzatura, insomma forse qualcosa potrebbe suggerire l’idea che a Virginia Raggi faccia male essere responsabile passiva di una simile devastazione e che il suo nome sarà ricordato come quello della sindaca che ha assistito incapace alla presa del potere della monnezza.

Invece niente: freddi bollettini burocratici, formule vuote. Niente di niente, nemmeno un po’ di pietas per la sua città ridotta così. Ecco cosa è peggio: la disperazione di una città, tranne che per i gabbiani satolli di cibo.

Pierluigi Battista, Il Corriere della Sera, 23 giugno 2019