Quelle controriforme che peggiorano la vita dei cittadini

Quelle controriforme che peggiorano la vita dei cittadini

L’Italia è entrata ufficialmente in recessione e, poiché spazi per rilanciare l’economia tramite la leva fiscale non ce ne sono (anzi, presto bisognerà procedere a una manovra correttiva per riportare il deficit sotto controllo), l’unico modo che rimane per contrastare la cattiva congiuntura economica è procedere a quelle riforme strutturali che dovrebbero ridare competitività all’economia italiana. Peccato che a volta la politica sembri più intenta ad attuare delle controriforme che asfissiano invece di rendere più concorrenziale il nostro sistema economico.

Prendiamo il decreto legge recentemente emanato sul trasporto pubblico non di linea che include il servizio dei taxi e quelli delle auto a noleggio (Ncc). Sia l’Autorità dei Trasporti che l’Autorità Antitrust avevano negli scorsi anni inviato segnalazioni al Parlamento che prendevano atto della novità costituita dalle piattaforme tecnologiche che fanno da intermediari tra offerta e domanda di trasporto (insomma, Uber e i suoi concorrenti attraverso le loro applicazioni) suggerendo di dare adeguata regolamentazione a queste formule, introducendo obblighi specifici relativi ai requisiti del conducente, alla qualità e sicurezza del servizio. In cambio si sarebbe dovuto abolire l’obbligo degli Ncc di ripassare per la rimessa prima di prendere un altro cliente e ai taxisti dare la facoltà di concedere sconti (come ora è possibile fare con la app MyTaxi), di costituirsi come impresa, di poter cumulare più licenze e di acquisire servizi da fonti diverse senza obblighi di esclusiva (come accade con le cooperative).

Una liberalizzazione di tal genere avrebbe benefici enormi non solo per i consumatori, più liberi di muoversi, ma per l’economia in generale. In Gran Bretagna l’utilizzo complessivo di vetture prenotate tramite app (inclusi i taxi), genera 2,5 miliardi di euro e si stima in crescita dell’8,2 per cento l’anno grazie alla maggiore offerta: solo a Londra ci sono 40.000 autisti in più che lavorano full time o saltuariamente. E l’Italia? Niente, a noi più lavoro e mobilità non interessano. Solo i taxi con licenza individuale potranno operare e gli Ncc eviteranno di dover rientrare in rimessa Solanto se avranno già acquisito le prenotazioni prima di lasciarla.

E, quasi in spregio alle fosche notizie economiche, la maggioranza ha presentato il disegno di Legge sulle chiusure degli esercizi commerciali per 26 domeniche l’anno. A parte l’insensatezza logica dell’accanimento verso i negozi (perché attori, operai, calciatori, tranvieri, fioristi, commercialisti, baristi, preti, poliziotti e steward al San Paolo possono lavorare?), le aperture sono diffuse in quasi tutte Europa, in Italia hanno generato 24,5 milioni di ore di lavoro in più e 12 milioni di italiani fanno la spesa domenicale. In altre parole, si rischiano migliaia di osti di lavoro e si comprimerà la libertà dei cittadini provocando un inevitabile tale dei consumi che potrà essere compensate solo dalle malefiche app che tanto infastidiscono il legislatore. Sarà Amazon, infatti a rifornire i cittadini così pervicacemente osteggiati dal loro stesso governo.