Tasse e terrore fiscale, così tutti scapperanno dal Paese

Tasse e terrore fiscale, così tutti scapperanno dal Paese

La manovra crea i “nemici del popolo” e colpisce chi produce la ricchezza. Il commento di Carlo Lottieri.

Se questo governo sigilla l’alleanza tra le tasse e le manette, le ragioni sono molte. Certamente si capisce come questo incontro tra la sinistra classicamente socialista, erede del Pci, e la nuova sinistra moralizzatrice inventata da Beppe Grillo (nelle piazze e in internet) abbia prodotto tale esito. Lo Stato sociale ha bisogno di sottrarre sempre più risorse a chi lavora, mentre la legittimazione del nuovo ceto politico incarnato da Luigi Di Maio e Roberto Fico esige la costruzione di un nemico sociale da additare al pubblico ludibrio.

A questo punto, basta fare «uno più uno» ed ecco i progetti volti a colpirei «nemici del popolo»; e non c’è da sorprendersi se questo ruolo è assegnato agli evasori, che vanno dunque cacciati nella più buia delle galere. Con uno straordinario rovesciamento logico, per giunta, viene rappresentato quale «ladro» non già chi toglie ricchezza agli altri (il ceto politico che va distruggendo l’apparato produttivo), ma la vittima; e se quest’ultima resiste, s’invoca l’uso della forza.

A tal fine lo Stato ha già predisposto un progetto di totale trasparenza, che in nome del superiore interesse mina ogni privacy. Per questo si vuole eliminare il contante, così che il Grande Fratello veda tutto e tutto tassi. Forse ci si dimentica che è nella logica di un Goebbels sostenere che «se non hai niente da nascondere non hai nulla da temere». Se poi le tasse sono lavoro forzato – come disse Robert Nozick – non c’è da stupirsi se per farle accettare si ricorra al terrore, sebbene questa strategia rischi di essere inefficiente perfino per gli obiettivi degli uomini di potere.

Bisognerebbe spiegare agli strateghi del governo che già ora l’Italia è un luogo altamente inospitale per chi produce e per chi investe. Un giovane può andare a Londra con poche decine di euro, grazie a un volo low-cost, e pure un’impresa è in grado di de-localizzare con facilità. Poco importa se il Calenda di turno poi attribuirà la colpa di questi esodi al liberismo, che per definizione è responsabile di ogni nefandezza. Anche perché, se le cose continueranno così, finiranno per «emigrare» a loro modo anche i consumatori, che saranno sempre più orientati verso prodotti non italiani, dato che le nostre imprese sono gravemente penalizzate dalla tassazione e dalla burocrazia.

In questa economia che arranca sono in molti che, nel tentativo di sopravvivere, scelgono la strada dell’evasione. Incapaci di ridurre la rapacità del fisco e di tagliare spese e privilegi, quanti ci governano ora vogliono giocare la carta della paura, rendendo ancor difficile il rapporto tra il cittadino e le istituzioni: sempre più viste come ostili, nemiche, oppressive. In fondo, anche per chi rimarrà a piede libero la sensazione sarà quella di trovarsi entro un sistema repressivo, avendo a che fare non con istituzioni al proprio servizio, ma invece con un’arrogante concentrazione di potere che nemmeno si rende conto di trascinare in fondo al baratro, in tal modo, anche se stessa.

Carlo Lottieri, “Il Giornale” 15 ottobre 2019