La disfatta dell’Europa liberale (Jan Zielonka)

La disfatta dell’Europa liberale (Jan Zielonka)

L’ultimo libro di Jan Zielonka – Contro-rivoluzione. La disfatta dell’Europa liberale (Laterza, 2018) – si presenta come una lettera aperta a Ralf Dahrendorf, di cui purtroppo non si potrà conoscere la replica. Rivolgendosi al suo maestro, morto dieci anni fa, Zielonka affronta il tema dei temi: la crisi della democrazia liberale, in un’Europa dove furoreggiano i populisti, di destra e di sinistra. Il volume si inserisce nel nutrito filone di testi in cui ci si interroga sul futuro della società aperta, messa a dura prova dall’insorgenza controrivoluzionaria che si spinge a contestarne tanto i principi quanto i risultati pratici.

L’autore si presenta come l’appassionato ma raziocinante difensore di un sistema di cui tuttavia riconosce i difetti. A suo giudizio, è opportuno capirli, per comprendere l’ascesa di forze che li utilizzano come leva per rovesciare il tavolo; ed è necessario correggerli, per evitare che a farlo siano quei politici populisti che, presentandosi come miglioratori della democrazia, finirebbero per esserne i becchini. Questo approccio imporrebbe un’inevitabile autocritica delle élite liberali ed europeiste, cui l’autore rivolge accuse di miopia e autoreferenzialità. Zielonka si rende perfettamente conto che molte delle sue critiche rischiano di apparire ingiuste ed esagerate, concedendo troppo alle tesi degli avversari.

Ma tiene a specificare che gli sembra doveroso difendere il liberalismo da chi ne ha inquinato lo spirito e tradito le promesse. “Penso” – scrive Zielonka – “che senza una seria discussione di quello che è andato storto con il progetto liberale sarà difficile per i liberali tornare in gara e sconfiggere la tentazione antiliberale. E poi sì, è vero che dai liberali mi aspetto molto di più che dai nemici della società aperta. Io ero fra quelli che credevano che i liberali avrebbero reso l’Europa un luogo migliore; non ho aspettative del genere nei confronti delle forze contro-rivoluzionarie. Anzi, temo che esse renderanno l’Europa un luogo piuttosto inefficiente e forse orrendo.”

È tutta colpa del neoliberismo?

I ragionamenti di Zielonka hanno una logica che sarebbe sbagliato banalizzare. Tuttavia, essi si prestano a molte obiezioni, sia di metodo che di merito. Il difetto principale del testo non è la volontà di rimettere in discussione certezze che si sono rivelate effimere: questo è perfettamente legittimo, e anche necessario. Ma è la tendenza a far confusione, mescolando situazioni differenti in un variegato calderone dentro il quale trovano spazio verità e mezze verità, giuste riflessioni e luoghi comuni, analisi puntuali e generalizzazioni. Questo difetto di precisione sembra caratterizzare buona parte della produzione saggistica di taglio apocalittico che oggi va per la maggiore.

Spesso Zielonka si lascia andare a frasi apodittiche, sicuramente brillanti ma impressionistiche e approssimative. Come quando sentenzia che “l’economia sociale di mercato è in brandelli in tutta l’Europa meridionale e decisamente annacquata anche in Stati capaci come la Germania e la Svezia” o che i “paradisi fiscali sono tollerati, mentre le pensioni statali vengono tagliate.” Anche il senso politico del libro non appare del tutto chiaro. In molti casi, Zielonka sembra impegnato in una strenua lotta contro i fantasmi. A suo avviso, ad esempio, “dietro l’economia neoliberista si muovono interessi consolidati, e gli autentici liberali devono avere il coraggio di levarsi contro di essi. Ma la loro lotta contro il neoliberismo non avrà successo fin tanto che non sarà disegnata una credibile visione alternativa del capitalismo.”

Criticare, ma senza autoflaggellarsi

Non è questa la sede per soffermarsi sulla disputa intorno al neoliberismo, ammesso e non concesso che questo termine abbia un significato univoco, e che il presunto mostro meriti di scontare le colpe che gli vengono – spesso fantasiosamente – addebitate. Colpisce piuttosto il velleitarismo della proposta (chi “disegna” i tratti del capitalismo prossimo venturo? Chi sono i demiurghi di questa nuova realtà? E, soprattutto, questo sistema dovrebbe essere “credibile” per chi e in base a quali criteri?). Questi limiti di impostazione non rendono il libro meno utile, e non bastano a sconsigliarne la lettura. Si tratta infatti di un volume interessante, che merita di essere letto, anche solo per contestarne almeno in parte le tesi.

È certamente proficuo sottoporre a critica il liberalismo, ma a due condizioni. 1. La prima è che si chiarisca bene che cosa si intende con la parola liberalismo: e qui Zielonka non ci è molto d’aiuto, perché per lui liberalismo sembra essere tutto ciò che ha governato l’Europa dopo l’89. 2. La seconda è che si argomenti la critica in modo dettagliato, evitando categorie troppo ampie e nebulose, e distinguendo caso per caso, nazione per nazione, provvedimento per provvedimento; portando a sostegno dati e fatti, e magari aggiungendo delle proposte precise per risolvere ciò che non va. Solo così la riflessione – anche autocritica – sul liberalismo può avere un senso. Altrimenti, l’autoflagellazione sembrerà solo una concessione alla moda del momento, e qualche malevolo potrà chiedersi: se questi sono i liberali, a che servono i populisti?

Saro Freni, 14 ottobre 2019