Che succede in America Latina?

Che succede in America Latina?

Tra rivolte interne e frizioni tra Stati, il Sud America vive un periodo “caldo”. Giorgio Ferrari racconta cosa sta succedendo.

Che succede in America Latina? È una domanda che per la verità ricorre spesso da quando si rese indipendente da Spagna e Portogallo. Ma oggi lo scenario è quanto mai sconcertante. In Argentina sono tornati i peronisti, in Venezuela Maduro regge grazie all’apparato repressivo mobilitato in permanenza. In Cile Sebastián Piñera, minacciato dalla rivolta popolare, ha scatenato una violenta repressione, con atti che hanno ricordato il regime di Pinochet. In Brasile l’arresto di Lula ha spianato la strada a Bolsonaro. Ora però è tornato libero, e si prepara un nuovo scontro politico la cui escalation potrebbe portare ad esiti, diciamo, drammatici.

Evo Morales, al termine di elezioni dall’esito assai controverso, è stato costretto a dimettersi. Ha tentato un golpe? I suoi avversari, tra cui i vertici di esercito e polizia, Sostengono di si, mentre i suoi sostenitori dicono l’opposto: è lui la vittima di un golpe. Se spostiamo lo sguardo a nord, ad esempio in Messico, l’elezione del populista Obrador aveva suscitato grandi speranze. Costretto a barcamenarsi tra i dictat di Trump sui migranti e lo strapotere dei cartelli criminali però queste speranze sembrano svanire rapidamente. I piccoli Paesi dell’America centrale sono in pieno caos, strangolati dalla miseria e dalle bande criminali. Se guardiamo agli indicatori economici di tutti i Paesi del continente vediamo trend assai diversi: c’è chi è in crescita e chi in recessione, chi ha livelli quasi europei di distribuzione del reddito e chi è vicino al crac. Ma ovunque c’è disaffezione e risentimento che spesso sfocia nella rabbia.

Sembra che tutte le ricette tradizionali (socialismo dirigista e liberismo) abbiano fallito. Ma tutto è complicato e confuso. La Bolivia ha un trend di crescita economica positivo così come il Cile che ha politiche opposte. Eppure la percezione che hanno le popolazioni è molto negativa. Per capire cosa stia realmente accadendo ci vorrebbe un pool interdisciplinare di sociologi, economisti, politologi, storici e studiosi della psicologia di massa. Questo per la verità servirebbe anche nel resto del pianeta.

A questo si aggiungono le frizioni e le accuse reciproche tra Stati. Ad esempio l’Ecuador, dove si sono scatenate proteste di massa, accusa il Venezuela di fomentarle e Maduro naturalmente ribatte che sta succedendo l’esatto contrario. A mio modesto avviso per cercare non una spiegazione esaustiva, ma una prima analisi di questo caos bisogna guardare alla caduta dei regimi militari negli anni ’80. Tornarono in patria molti esuli, soprattutto dall’Europa, emersero formazioni politiche tradizionali alle quali si affiancarono nuove formazioni, ma si trascurò ancora una volta l’insegnamento di Simón Bolívar: il futuro dell’America Latina à legato alla sua capacità di unirsi. Se il sogno degli Stati Uniti latino-americani è morto con lui bisognava almeno puntare su una maggiore integrazione. Si è poi dato per scontato che la libertà fosse ormai data per acquisita nelle coscienze di quei popoli, invece, e lo vediamo anche in Europa, è una pianta che va curata giorno dopo giorno.

Gli economisti dicono: il mondo, dal punto di vista economico, va diviso in quattro aree: ci sono i paesi sviluppati, poi ci sono quelli sottosviluppati, poi c’è il Giappone che non si capisce perché è sviluppato e infine c’è l’Argentina, che non si capisce perché è sottosviluppata. È un paradosso sul quale gli economisti locali si accapigliano da decenni, senza trovare una spiegazione convincente. Perché si, il peronismo ha fatto danni incalcolabili, ma ancora non si riesce a uscirne.

Giorgio Ferrari, 18 novembre 2019