Clima, gli obiettivi (difficili) dell’Unione europea

Clima, gli obiettivi (difficili) dell’Unione europea

Sulle questioni ambientali cresce il distacco fra le parole e i fatti. E non è una sorpresa, come ci racconta Davide Tabarelli, leader di Nomisma Energia.

Le emissioni di CO2, il gas climalterante che causa l’effetto serra, da uso di energia sono salite del 58% dal 1992, l’anno in cui si tenne il vertice sulla terra di Rio de Janeiro in cui si definirono i primi ambiziosi obiettivi di riduzione nei successivi decenni. Il protocollo di Kyoto del 1997, ormai dimenticato, e l’accordo di Parigi del 2015 danno di nuovo impegni di tagli altrettanto forti, del resto richiesti per evitare la catastrofe causata dall’aumento della temperatura della terra. Nel mirino sono i 32 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 che ogni anno provengono dall’uso dei combustibili fossili, carbone, petrolio e gas.

Vale sempre contestualizzare il problema, in quanto si tratta della fetta più importante delle emissioni totali di 46 miliardi di tonnellate di origine umana, con la differenza dovuta a processi industriali, all’agricoltura, alla deforestazione e ai trasporti di energia. Occorre anche ricordare che il ciclo del carbonio a livello planetario coinvolge volumi giganteschi di CO2, quelli degli oceani, quelli delle foreste, della crosta terreste, ma, secondo le spiegazioni degli scienziati, questi sono in equilibrio e anche se le emissioni antropiche contano per il 5-10% del totale, vanno comunque a modificare gli equilibri complessivi e determinano lo squilibrio termico e la crescita della temperatura.

Il consumo di energia cresce

Nel frattempo i consumi di energia crescono, perché quasi due miliardi di persone non hanno accesso a forme moderne di energia, soprattutto quelle fossili, e si affidano all’uso di biomasse povere per coprire i propri bisogni di riscaldamento, di cottura dei cibi, di illuminazione. Si tratta di scarti dell’agricoltura, di sterco di animale secco, di legno raccolto nei boschi o nelle savane. È una fonte rinnovabile, ma di effetto negativo, perché causa la morte prematura di 4 milioni di persone ogni anno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, perché rilascia fumo, particolato sottile, che viene respirato dalle persone, per lo più donne e bambini, che si vivono vicino alle stufe rudimentali che le bruciano.

I consumi globali di energia crescono ad un ritmo costante di più 1,5% all’anno, una quantità pari al consumo annuale dell’Italia. Ancora oggi i fossili, che emettono CO2, contano per quasi l’80% dei consumi totali, nonostante sia da oltre 40 anni che si tenti di ridurne l’importanza.

Gli obiettivi (difficili) dell’Unione europea

Incuranti di questi dati, la politica si prende impegni sempre più difficili e in prima fila c’è sempre l’Unione Europea, quella che nel mondo vuole e sta facendo la prima della classe. Il suo obiettivo è quello di decarbonizzare quasi interamente la sua economia entro il 2050, con un taglio fra l’80 e il 95% delle sue emissioni rispetto ai livelli del 1990. Già le ha ridotte del 20% al 2018, raggiungendo in anticipo di due anni l’obiettivo fissato nel 2008 per il 2020. Per il 2030, nel giugno del 2018, si è impegnata per portarlo a -40% nel 2030, taglio che risulterà molto più difficile. Il meno 20% conseguito è stato innanzitutto raggiunto su un arco di 30 anni, mentre il prossimo -20% dovrebbe essere raggiunto in 12 anni. È stato ottenuto grazie ad una deindustrializzazione senza precedenti successiva alla crisi del 2008, con perdita di competitività di quella rimasta e con crollo dell’occupazione.

Puntare sulle rinnovabili

L’Italia, sotto questo aspetto, può vantare di esserne l’avanguardia. L’efficientamento e la chiusura di molta dell’industria dell’Est Europeo, soprattutto in Germania, è stato fattore decisivo, ma in futuro non ci sarà. La penetrazione delle fonti rinnovabili, che producono energia elettrica, non carburante per i trasporti, sta rallentando, nonostante una riduzione dei costi straordinaria. Mancano spazi fisici per fare pale eoliche e pannelli, mancano batterie per accumulare l’energia del sole e del vento. Mancano tecniche per gestire la complessità dell’intermittenza sulle reti elettriche generata dalle fonti rinnovabili.

L’obiettivo è di fare più rinnovabili soprattutto con il vento e il fotovoltaico, ma senza l’idroelettrico di grande dimensione, perché deturpa i paesaggi montani, e senza le biomasse, perché emettono particolato. Più della metà della crescita delle rinnovabili in Europa negli ultimi 20 anni è stata ottenuta grazie alle biomasse e risulta paradossale pensare che nel futuro non contribuiscano per niente alla crescita attesa. L’Unione Europea conta per il 9% delle emissioni globali, le ha ridotte di 1 miliardo di tonnellate, mentre il resto del mondo le aumentate di 13. Il costo che sta sopportando, in termini di prezzi dell’energia almeno doppi del resto del mondo, è sproporzionato rispetto ai benefici che ottiene sulle emissioni totali che continuano a crescere. Per questo, maggiore realismo sarebbe estremamente utile per evitare di danneggiare la nostra industria dove, oltre all’occupazione, si fa anche grande innovazione che, poi, va anche a beneficio dell’ambiente.

Davide Tabarelli