Cosa ci dice il voto finlandese

Cosa ci dice il voto finlandese

Cosa ci dicono le recenti elezioni finlandesi? L’analisi di Giorgio Ferrari.

Le recenti elezioni in Finlandia, uno degli ultimi test prima del rinnovo del Parlamento Europeo, offrono conferme e un segnale di discontinuità. Sul piano strettamente numerico il testa a testa tra i socialdemocratici e i cosiddetti sovranisti è ancora in corso, perché se i primi hanno preso sicuramente una manciata di voti in più c’è un seggio ancora contestato che potrebbe determinare una parità degli scranni parlamentari tra i due partiti.  Ma la sostanza non cambia: l’estrema destra avanza ma non sfonda, però costringe conservatori e socialisti ad alleanze considerate un tempo innaturali. Crescono anche i verdi come in Germania, ed è un dato confortante perché, superate le vecchie posizioni ideologiche e “luddiste” si propongono come forza pragmatica e sicuramente democratica, con elementi liberali da non sottovalutare. La discontinuità è costituita dal fatto che un segmento importante dell’elettorato si è spostato dal centro ai socialdemocratici, che altrove arretrano vistosamente.

La questione sicurezza

Qual è il nodo gordiano che ha prodotto questi risultati, analoghi ad altri in Europa? L’onda lunga della crisi e innanzi tutto un problema di non facile soluzione. La Finlandia, come quasi tutto il continente, invecchia. La gente ha bisogno di più assistenza, sicurezza sociale e prestazioni sanitarie. Ma tutto questo può essere sostenuto con l’aumento del prelievo fiscale che il ceto medio non può più sobbarcarsi. Ed è quel settore delle società europee che alimenta il sovranismo. Trovare soluzioni nuove è un compito difficile, ancor più complicato quando i partiti tradizionali vacillano e sentono il fiato sul collo dei populisti.

C’è poi la questione della sicurezza. I locali alleati di Salvini hanno cavalcato la paura degli immigrati, speculando su dati gonfiati dei reati commessi dai, pochi, stranieri a cui la Finlandia ha dato asilo. È un fenomeno comune a tutti i Paesi europei, ed è stato a lungo sottovalutato. La presenza dello Stato, la vicinanza tra forze di sicurezza e cittadini è una questione fondamentale. Questa fobia, prima o poi, passerà, ma intanto bisogna dare risposte, anche simboliche, a una richiesta che viene soprattutto da chi vive in aree degradate. Infine bisogna tener conto della mutabilità del virus populista.

Il precedente balzo in avanti dei “Veri finlandesi” era stato favorito da una campagna violenta contro la comunità svedese, che esprime un partito liberale di antiche tradizioni.  Questa volta invece l’attenzione è stata spostata sul “pericolo islamico”, come la nostra Lega, che è passata dal razzismo antimeridionale a quello contro gli immigrati e i richiedenti asilo.  La Finlandia in definitiva ha dato segnali a tutta l’Unione, in positivo e in negativo. La cosa fondamentale sarà il saperli cogliere.