Il rebus Spagna

Il rebus Spagna

Le elezioni spagnole e la questione catalogna commentate da Giorgio Ferrari.

Le elezioni in Spagna, si dice, hanno prodotto un rebus. In realtà quello che è uscito dalle urne è un puzzle di complicata soluzione. Le tessere che vanno ricomposte infatti non sono solo quelle dei partiti, ma soprattutto sono i pezzi della Storia iberica che, come altrove in Europa, negli ultimi anni è andata in frantumi.  Il cerino, per ora, è in mano a Pedro Sánchez che ha avuto il merito di far diventare il PSOE, ossia il partito socialista, protagonista e vincitore delle elezioni. Vittoria che però non si traduce in una maggioranza, nemmeno in coalizione con le altre forze progressiste o genericamente di sinistra. La sua azione è stata un mix di statalismo e liberismo, ma soprattutto ha puntato sulla storia post franchista, sulla normalità democratica, sulla presa d’atto della complessità dalla Spagna di oggi. Sulla questione catalana ha alternato il basso profilo a toni più decisi, e non è stato solo un calcolo elettorale.

Ciudadanos e Podemos

I popolari, inseguendo tematiche e toni dell’estrema destra, hanno subito una netta sconfitta, cosa che dovrebbe far riflettere i conservatori di tutta Europa. I Ciudadanos, ai quali hanno guardato con simpatia i liberali europei, hanno avuto un buon risultato, ma la loro collocazione nel puzzle è di difficile incastro. Anche loro si sono schiacciati sulla destra, hanno sì evocato un pezzo importante della Storia: la tradizione liberale, le lotte ottocentesche, ma sulla Catalogna hanno assunto posizioni durissime, non tenendo conto che il liberalismo deve prendere atto che il Regno di Spagna è multietnico, cosa che non significa che si deve frantumare, ma che deve trovare nuovi e più avanzati equilibri. Ci torneremo.

È arretrato il movimento speculare a quello dei Ciudadanos, ossia Podemos, una nuova sinistra che molti, sbagliando, hanno equiparato al M5S. A smentire questo paragone basta un fatto: hanno dimostrato in tutti i modi di voler contrastare i nostalgici franchisti ed è impensabile che possano stipulare con loro un contratto di governo. Un tratto comune con i nostri grillini però esiste, ed è la difficoltà di passare dalla protesta alla concreta azione di governo, anche se il complesso della loro narrazione circa il futuro del loro Paese appare decisamente più assennato.

La questione delle questioni: la Catalogna

E veniamo alla questione delle questioni, la tessera del puzzle che rende difficile la composizione del medesimo: la Catalogna. Non mi dilungo sulla complicata storia che ha portato al referendum secessionista e al successivo stallo politico, tra arresti eccellenti e fughe altrettanto eccellenti, Mi limito a dire che nel 2006 era stato trovato un accordo tra tutte le parti interessate e che questo storico patto fu cassato dal governo conservatore di Mariano Rajoy. Bisogna ripartire da qui.  Tutti tranne i franchisti di Vox sono europeisti, ma quel 10 per cento che permette per la prima volta all’estrema destra di entrare in Parlamento è pronto a soffiare sul fuoco delle divisioni, a fomentare odio, a incistarsi nelle Istituzioni infettandole. La Spagna che raccontano è quella dell’intolleranza religiosa, di Torquemada e dello sterminio degli indios americani. È pura follia, ma se non viene contrastata può crescere.

La Spagna ha un modello che potrebbe seguire: quello del Regno Unito, dei tanti popoli uniti dalla corona ma con ampie autonomie. Chi penserà e lavorerà per una nuova Spagna, riprendendo il filo spezzato nel 2006, renderà un grande servigio non solo al suo Paese, ma a tutta l’Europa. E finalmente metterà a posto tutte le tessere del puzzle.