“Keynes, una vita a sfidare Hayek”

“Keynes, una vita a sfidare Hayek”

 John Keynes e la sua Teoria generale: ne parla Giorgio La Malfa in questa intervista a Alain Elkann per La Stampa

Giorgio La Malfa, docente universitario è stato deputato per il Partito Repubblicano dal 1972 al 2011. Durante la sua carriera politica è stato europarlamentare, ministro del bilancio e delle politiche comunitarie. Mondadori ha da poco pubblicato un Meridiano dedicato a John Maynard Keynes che comprende una nuova traduzione della sua opera principale, La teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta del 1936 (l Meridiani Mondadori) curata proprio da La Malfa.

Perché ha scelto proprio quest’opera?
«C’era una vecchia traduzione italiana, pubblicata nel 1947, ed era giunto il momento di farne una nuova, tenendo conto della maggiore conoscenza e di una migliore comprensione dell’inglese piuttosto difficile usato da Keynes. Un anno prima che questo libro uscisse, John Maynard Keynes scrisse a George Bernard Shaw: “Sto scrivendo un libro che sicuramente rivoluzionerà il modo in cui pensiamo ai problemi economici, non immediatamente, ma in circa 10 anni. Puoi anche non credermi ma sono sicuro di quello che dico”. In effetti dall’immediato dopoguerra c’è stato per molti anni il predominio accademico delle idee keynesiane. Poi a metà degli Anni ’70 ci fu la controrivoluzione monetaria associata ai nomi di Milton Friedman e Friedrich Hayek, economista austriaco, grande pensatore liberale».

Keynes e Hayek erano nemici
All’inizio si odiavano, scrissero recensioni terribili dei rispettivi libri, ma in seguito divennero amici. Tuttavia, nel 1944 Hayek pubblicò il suo libro più famoso, La via della schiavitù, la cui tesi principale è che la spesa pubblica porta a regimi totalitari. L’obiettivo era ovviamente Keynes, anche se nel libro non si parla di lui».

Perché Keynes era un economista così importante?
«La questione fondamentale è: il sistema economico è stabile? Se si inizia con la piena occupazione, il sistema tende a ritornare alla piena occupazione senza alcuna interferenza statale, oppure dobbiamo fare qualcosa in termini di politica economica per riportarlo alla piena occupazione? E su questa domanda gli economisti sono nettamente divisi».

Non è appunto il principale punto di differenza tra repubblicani e democratici in America?
«Keynes era un grande sostenitore del presidente democratico Roosevelt».

Perché le sue teorie erano così popolari negli anni ’50 e ’60 e poi passarono di moda?
«Fino alla fine degli Anni ’60 si pensava che il successo dei trent’anni dal 1946 al 1975 fosse il risultato delle idee keynesiane sulle politiche fiscali e monetarie. Poi quando negli anni ’70 arrivò l’inflazione si ipotizzò che fosse dovuta a un uso eccessivo di queste politiche. Così politici e teorici come Thatcher, Ronald Reagan, Hayek e Friedman cercavano altre soluzioni. E Keynes uscì di scena alla crisi del 2008, quando si infranse la convinzione che i mercati funzionassero così bene da soli».

Keynes aveva sempre voluto diventare un economista?

«Il padre di Keynes era docente di economia e la madre proveniva da una famiglia di predicatori. Lui era estremamente brillante, da studente vinse molti riconoscimenti e quando entrò al King’s College di Cambridge fu immediatamente invitato a far parte della famosa società segreta The Apo- stles di cui facevano parte, tra gli altri, Lytton Strachey, Léonard Woolf e G. E. Moore».

Keynes voleva il potere politico?

«Il Partito liberale gli offrì un collegio sicuro per diventare deputato al Parlamento e disse di no, preferiva essere libero. Più tardi, nel 1942, fu nominato Lord, il Barone Keynes di Tilton».

Dicono che a volte i suoi discorsi erano più interessanti di quelli di Churchill?
«A Bretton Woods nel 1944, quando stabilirono le nuove regole per il sistema commerciale e finanziario, Keynes fu definito dal professor Lionel Robbins un uomo soprannaturale. Bertrand Russell diceva che ogni volta che si incontrava Keynes non si poteva evitare di sentirsi un po’ stupidi».

Nella sua vita privata, Keynes ebbe dapprima relazioni omosessuali, poi ha incontrato e sposato Lydia Lopokova, una ballerina dei Balletti Russi di Diaghilev. Cosa è successo?
«Al Gruppo di Bloomsbury Lydia non piaceva e pensavano che dovesse essere tenuta come amante, ma fu un matrimonio molto felice. Era una donna molto intelligente e sensibile e in seguito divenne un’attrice».

Keynes era amato?
«Sapeva essere arrogante ma anche pieno di fascino. L’ultima notte a Bretton Woods nel 1944, già malato e a letto, volle partecipare alla cena finale. Arrivò tardi, pallido e zoppicante, e tutti si alzarono in piedi cantando “Perché è un bravo ragazzo”. Era un genio, un uomo di immensa intelligenza e arroganza. Virginia Woolf lo definiva grasso e brutto, tuttavia amava i suoi libri e diceva che la sua prosa vicina a quella di Shakespeare».

Aveva qualche relazione con i nazisti?
«Era totalmente contrario alla seconda guerra, che considerava l’inevitabile conseguenza degli errori commessi a Versailles dopo la prima guerra. Nella prefazione alla traduzione tedesca della “Teoria generale” c’è una frase sfortunata in cui dice che questa teoria può essere apprezzata da un regime come quello nazista. Per questo è stato visto in alcuni ambienti come incline a regimi totalitari. Ha anche detto: se fossi in Germania sarei probabilmente contro quegli ebrei, che sono troppo intelligenti. In realtà era un amico degli ebrei e faceva parte del comitato che aiutò gli studiosi ebrei a fuggire dalla Germania dopo il 1933».

Quindi, in conclusione?

«Keynes veniva accusato di cambiare idea troppo spesso. Ed era solito rispondere: Non sto cambiando idea, ma mi adeguo agli eventi per preparare qualcosa di utile».

Alain Elkann, La Stampa 6 maggio 2019