Le 3 false credenze che la crisi ha svelato

Le 3 false credenze che la crisi ha svelato

La crisi di governo ha svelato alcune dinamiche della politica nazionale. Luca Ricolfi ci dice quali.

Comunque Ia si pensi, e quale che sia l’atteggiamento di ciascuno verso questa crisi di governo, credo sarebbe meglio non ingannarci su quel che è successo, e su come stanno effettivamente le cose. Dico questo perché uno degli effetti di questa crisi a me pare il consolidamento di credenze false. Soprattutto tre.

1° credenza

La prima credenza è che le cose siano andate come sono andate perché Salvini ha sbagliato i tempi: doveva aprire la crisi prima, subito dopo le Europee. La realtà, invece, è tutta un’altra. La ragione per cui l’apertura della crisi, anziché portarci alle elezioni, ha generato un governo rosso-giallo, è semplicemente che il livello di spregiudicatezza e di opportunismo del ceto politico ha superato il livello di guardia.

La cosa interessante è che, almeno a mia conoscenza, non esiste un solo giornalista, studioso, politico o osservatore che, nell’epoca in cui Salvini veniva quotidianamente invitato a staccare Ia spina, abbia ipotizzato che Salvini non avesse affatto il coltello dalla parte del manico, perché i parlamentari non avrebbero accettato di farsi mandare a casa prima di aver maturato la pensione. Prima di rimproverare Salvini per la sua imprudenza, dovremmo rimproverare noi stessi per la nostra ingenuità.

2° credenza

La seconda credenze è che l’alleanza tra Pd e Cinque Stelle sia contro natura, una sorta di mostro politco come in effetti lo era l’alleanza fra Cinque Stelle e Lega. No, non lo è. Non solo perché da tempo una parte del popolo di sinistra vota Cinque Stelle o guarda ai Cinque Stelle con simpatia e interesse, ma perché su tantissimi punti decisivi, dal salario minimo al reddito di cittadinanza, le rispettive idee convergono.

E la ragione è molto semplice: nel Pd convivono una minoranza modernizzatrice, riformatrice e garantista, e una maggioranza statalista, assistenziale e giustizialista. L’alleanza con i Cinque Stelle si limita a dare ancora più spazio a tale maggioranza e a mettere ancor più nell’angolo la minoranza (per convincersene, basta leggere la bozza di programma di governo che circola in questi giorni).

Ma forse sarebbe più esatto dire: con la capriola di Renzi in questi giorni la minoranza riformista non c’è più, come dimostra il fatto che due sole persone (Calenda e Ricchetti) abbiano preso le distanze dall’alleanza con i Cinque Stelle. La credenza che Pd e Cinque Stelle siano due forze politiche molto diverse poggia solo sugli insulti che si sono scambiati fin qui.

3° credenza

C’è una terza falsa credenza che sta prendendo piede negli ultimi tempi, e cioè che esista in Italia un’ampia maggioranza di elettori che vorrebbero un governo di centro-destra, e che il ribaltone di questi giorni avrebbe tradito. La maggioranza di centro-destra probabilmente c’è, a giudicare dalle elezioni europee e dai sondaggi. Ma non ampia, e tantomeno schiacciante. Schiacciante è solo la maggioranza di centro-destra che, stante l’attuale legge elettorale, si formerebbe in Parlamento. Il tradimento c’è stato, ma è stato innanzitutto il tradimento degli italiani, del diritto dei cittadini a far sentire la loro voce attraverso il voto, in un momento in cui c’è una sola cosa certa: il Parlamento che, per conservare sé stesso, si appresta a far nascere il governo giallo-rosso, non riflette minimamente la distribuzione dei consensi nel Paese.

Un’amara consolazione

Una cosa sola, forse, ci può regalare un’amara (e paradossale) consolazione. Allo stato delle cose, né il blocco di centro-destra, né il nascente blocco di centro-sinistra sarebbero in grado di offrire agli elettori una sintesi, ossia una visione chiara e coerente sul futuro che non nasconda il prezzo che ogni politica porta con sé. Il centro-destra è diviso e irrisolto sul rapporto con l’Europa, il Centro-sinistra ha giù delineato un programma in cui la fanno da padroni vaghezza, demagogia, e politiche di spesa senza coperture.

In queste condizioni avremmo tutto il diritto di tornare alle urne ma, forse, dovremmo imparare a farlo con una nuova certezza: il nostro voto conta quasi nulla, perché ormai sono pochissimi ammesso che ve ne siano ancora, i leader politici che si sentono impegnati a tener fede alle solenni dichiarazioni con cui cercano di strapparci di voto.

Luca Ricolfi, Il Messaggero 31 agosto 2019