L’ingiustizia delle tasse e i rischi dell’ambientalismo

L’ingiustizia delle tasse e i rischi dell’ambientalismo

Carlo Lottieri, filosofo e professore liberale, interviene su due temi del momento: tasse green e cambiamenti climatici.

Evasione fiscale e cambiamenti climatici. Due temi “caldi” di queste settimane sulle quali si sono seguite opinioni di tutti i tipi. Per nulla banali se non addirittura controintuitive quelle di Carlo Lottieri.

Tasse ed evasione

In un’intervista rilasciata all’Linkiesta si è espresso a proposito delle tasse che il governo potrebbe introdurre: «Ormai ci sono forme sempre più creative di aumentare le imposte, ma questo è solo l’ultimo tentativo di mettere le mani nelle tasche degli Italiani», il filosofo, docente universitario e saggista italiano di orientamento liberale. «Il settore pubblico tende a derubare il privato: solo in Italia la maggior parte delle risorse è gestita dalla politica. Prima ancora che economico, il problema dell’evasione è morale. L’unica preoccupazione della classe politica è aumentare le risorse a loro disposizione per avere più consenso tramite elargizioni».

Altro tema delicato l’evasione, stimata tra i 109 e i 130 miliardi di euro: «È inutile nasconderlo, il problema chiaramente esiste. Ma è dovuto essenzialmente alla fiscalità troppo alta. Sono leggi ingiuste. In un simile contesto è quasi naturale evadere. Senza il nero molte aziende, soprattutto al Sud, semplicemente non esisterebbero e questo significherebbe la morte del tessuto economico del territorio».

La soluzione? «Serve assolutamente ridurre la fiscalità e tagliare la spesa pubblica. Il primo passo non può che essere questo». E poi? «È necessario riprendere quanto affermato da Carlo Cottarelli e mai completamente attuato dall’amministrazione centrale: dismettere e liberalizzare le aziende pubbliche e le partecipate. Prima ancora di pensare a nuove tasse per i cittadini, serve che lo Stato torni a occuparsi dei suoi conti e tagli le sue spese».

Sulle limitazioni al contante «sono giuste anche se così lo Stato entra troppo nella vita dei cittadini». E aggiunge: «I sistemi di controllo dei contribuenti comunque sono già molto buoni: la tecnologia ha reso più semplice fare un incrocio dei dati. Si può però fare ancora di più, i sistemi fiscali sono ancora tutti molto nazionali. Oggi però l’economia è globale. Non serve inventarsi nulla, gli strumenti sono già tutti a disposizione».

I pericoli dell’ambientalismo

Controcanto anche sull’emergenza climatica. «L’ecologismo è pericoloso e mira a controllarci tutti», spiega In un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno. «Certo, il rispetto dell’altro è anche rispetto della natura, ma c’è un’antica vocazione anti-umana e anti-sociale che viene fuori in questi filoni che attraversano il nostro tempo. L’ecologismo è l’ultimo stadio dell’egualitarismo. Dopo aver affermato che tutti gli uomini hanno diritto alla stessa condizione economica e sociale, ecco che si approda al di là dell’umano. C’è l’animalismo e ora è spuntato anche un movimento di liberazione dei vegetali. Mi sembra si stia andando un po’ oltre».

«Ci sono alcuni scienziati che mettono in discussione l’origine antropica del cambiamento climatico. Ma ammettiamo che abbia ragione chi scarica le colpe sull’uomo. Ebbene, il rischio è di una deriva scientista e tecnocratica: siccome i climatologi dicono questo, allora si attivano meccanismi di controllo che intervengono in maniera dettagliata sulla vita della gente. Una specie di superpotere, abilitato, lui solo, a discernere bene e male. Politicamente il rischio è da brividi».

Ci sono poi le implicazioni economiche: «Mi sembra che l’idea sia quella di fermare la macchina ignorando ogni considerazione economica. Le energie alternative, che gli ecologisti preferiscono agli idrocarburi, non sono redditizie, riescono a sopravvivere solo attraverso i sussidi». Lottieri individua due rischi: «Il primo è il rischio di una bolla, cioè una crescita artificiosa a cui non corrisponde una crescita reale, che poi scoppia quando finiscono i sussidi. Il secondo è la corruzione della vita economica e politica. Accade sempre, regolarmente, quando si disegnano piani fantasiosi da 100 o 1000 miliardi in cui cercano di intrufolarsi tutti».

Uno scenario catastrofico. Proprio come quello delineato dagli ambientalisti.