Martino: “Il Fondo salvastati? Favorirà la finanza allegra”

Martino: “Il Fondo salvastati? Favorirà la finanza allegra”

L’ex ministro ed economista interviene sul nuovo fondo Salvastati e sulle politiche di bilancio.
Il Fondo salvastati sta suscitando diverse polemiche. C’è chi lo considera un bene a tutela degli investitori e chi l’ha definito una “trappola”, come l’ex governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Tra gli “scettici” anche Antonio Martino, economista e due volte ministro nei governi Berlusconi. Il professore messinese ha spiegato i timori per un ritorno alla finanza allegra e le perplessità per la poca trasparenza della scelta. Ecco un estratto da un’intervista rilasciata a Giorgio Gandola per La Verità.

Da cosa deriva il suo scettiscismo verso un Salvastati con procedure automatiche per la stabilizzazione dei rischi sui debiti sovrani?

Premesso che esiste il concreto pericolo che il semplice annuncio della sua introduzione per scongiurare i default inneschi una tempesta per timore di un default, sono contrario nel merito. Negli Stati Uniti da due secoli c’è un governo federale e la parola spread è inglese: perché non se ne parla mai a Washington? Perché laggiù ogni Stato è libero di adottare la politica tributaria che preferisce. Il Texas non ha l’imposizione sul reddito, altri sì. Ci sono Stati con tassi di interesse alto e altri con tassi bassi, a seconda del deficit.

E questo che significa?

Significa che se lo Stato con una finanza allegra fallisce, a nessuno viene in mente che un altro debba comprargli i titoli. Semplicemente fallisce. Non è scritto da nessuna parte che se l’ltalia non riesce a vendere sul mercato i suoi titoli di Stato glieli debba comprare la Germania. Queste politiche sono demenziali. Finiremo con il versare altre decine di miliardi altrimenti destinati alla crescita, senza la certezza di poterne beneficiare un domani.

Che effetti avrebbe un simile provvedimento?

Se venisse introdotto, gli Stati sarebbero rassicurati rispetto al disavanzo in eccesso, che sarebbe totalmente assorbito dal fondo. Da questo deriverebbe un disincentivo ad essere virtuosi e un incentivo al ritorno alla finanza allegra.

Il mantra del pareggio di bilancio è giusto?

È una regola fondamentale e condivisa, queste iniziative sono il contrario rispetto all’Europa immaginata dai padri fondatori. Dovremmo saperlo perché anche nel plasmare la Costituzione italiana due protagonisti come Ezio Vanoni e Luigi Einaudi – primo democristiano favorevole alla programmazione, il secondo liberale e liberista – concordarono sull’importanza del pareggio di bilancio. Articolo 81, ultimo comma. Ma gli euroburocrati di oggi non hanno memoria storica e passano da una follia all’altra.