Togliamo il diritto di voto agli anziani. Ma pure il dovere di pagare le tasse…

Togliamo il diritto di voto agli anziani. Ma pure il dovere di pagare le tasse…

“E se togliessimo il voto agli anziani?”. Fa discutere la proposta-provocazione di Beppe Grillo. Il commento di Miss Marple, misteriosa collaboratrice del blog.

Perbacco! Finalmente un politico che ci capisce! Finalmente Grillo ha detto una cosa sensata, anzi fantastica. Ha detto che le persone anziane non dovrebbero più aver diritto a votare, dato che stanno per morire e quindi non hanno più interesse alle cose di questo mondo. Certo io qualche remora ce l’avrei. Anche se sono nata quasi 160 anni fa, continuo a risolvere casi polizieschi intricatissimi e mi sembra che di cavarmela ancora bene e di non essere ancora del tutto rimbambita. E qui un problemino ci sarebbe. Occorrerebbe comprendere qual è l’esatta età del rimbambimento: 60, 70, 80 o 90 anni? Chi lo sa.

Certo io di rimbambiti in età ancora scolare ne conosco, e neanche pochi. Leggendo giornali poi si possono scorrere elenchi di soggetti appartenenti a questa categoria umana, a partire da noti ministri con la bocca troppo larga che forse il Nostro conosce molto bene… In realtà poi il fatto di non essere interessati al futuro, passi per me che sono una zitella incallita, ma non è vero assolutamente per tutti. C’è chi ha figli e nipoti e vorrebbe per loro un mondo migliore che forse non è esattamente quello che pensa l’irsuto genovese.

Malgrado questi trascurabili particolari, io sono assolutamente favorevole alla proposta. Ovviamente la proposta tira con sé qualche modesta conseguenza.

In primo luogo il fatto che essa comporterebbe come necessaria conseguenza quella di applicare il notissimo adagio di matrice nordamericana, secondo il quale in democrazia (sostantivo ormai caduto in desuetudine) vale il principio di “no taxation without representation”. In sostanza se io non posso esprimere le mie preferenze in sede di voto, e quindi scegliermi chi mi dovrà governare, non potete pretendere che dia i miei soldi a chi viene scelto da altri. Essendo dunque io leggermente parsimoniosa, come chiamano a Genova i taccagni, sarei felicissima di non pagare più tasse, anche perché avendo una partita IVA, mi toccherebbe pagare l’anno prossimo molto più di quanto sempre lo stesso Presidente del consiglio mi aveva promesso che avrei pagato (e non a parole, ma in una legge dello Stato) nel 2020. Tra l’altro, oltre alle imposte personali ci sono anche quelle sui consumi.

Allora la domanda è se chi non vota sarà esentato anche dall’Iva dall’Imu dalla Tari e via discorrendo. Ovviamente sì, penso io. Certo quei poveracci che sono ancora in età giovanile dovranno pagare per tutti. A meno che, per agevolare il ricambio generazionale, non ci si decida anche, visto che i vecchi non hanno prospettive di vita, a negare loro l’accesso agli ospedali, salvo benignamente concedere loro un modesto contributo per le spese funerarie. Attendo dunque con ansia che la geniale proposta diventi legge. Anche se, sotto un profilo generale, non sarebbe un atto da vero sportsman – e si sa noi inglesi riteniamo che lo sport sia la cosa più importante del mondo – far decidere le vite degli altri solo a chi vota. Ma tant’è.

Se poi invece malauguratamente il genovese rampante volesse escludere noi vecchietti dal voto ma mantenerci la tassazione, ci troveremmo in una situazione molto simile a quella delle imposte sulle case di vacanza, che, come noto, molti sindaci amano supertassare fidandosi del fatto che i villeggianti non li possono votare, o meglio bocciare.

La morale della storia è sempre quella. Quella di innalzare la “legge Ricucci” a canone di governo. Inutile dire che la sottoscritta, che è una pudibonda zitella, mai replicherebbe in queste pagine le parole che formano il contenuto della predetta legge morale. Tuttavia, conscia della cultura dei miei pochi lettori, sono certa che essi la potranno ricordare con dovizia di particolari.

Miss Marple, 19 ottobre 2019