Tra debiti e progetti interventisti, il Paese è fermo

Tra debiti e progetti interventisti, il Paese è fermo

La lettera alla Ue ci fa capire che a Roma nessuno può alzare la voce. E il Paese resta fermo, coi conti fuori controllo. L’analisi di Carlo Lottieri

La risposta alla Ue data dal ministro Giovanni Tria (prima circolata e poi smentita dallo stesso esponente del governo) ci fa capire che nella situazione in cui siamo non è possibile alzare la voce e immaginare soluzioni miracolistiche. Quando il testo «apocrifo» del ministro lascia intendere che per evitare l’aumento dell’Iva si dovrà ridimensionare tanto l’intervento sulla Fornero quanto il reddito di cittadinanza, è evidente che il governo ha sbagliato tutto. Ma soprattutto è chiaro che nessuno, a Roma, è in grado di lanciarsi a testa bassa contro Bruxelles e contro la Bce. Puoi farlo se non hai debiti e non devi chiedere aiuto a nessuno, ma non è questo il nostro caso.

Il cambio radicale di politica economica annunciato dalla bozza riguardava proprio i due provvedimenti cruciali del governo: quelli che, dentro una logica tutta statalista, avrebbero dovuto liberare posti di lavoro per i giovani e rilanciare la produzione grazie a un incremento keynesiano della spesa. In realtà il Paese è fermo, i conti sono fuori controllo e i patti che abbiamo sottoscritto a Bruxelles tanto più che abbiamo aderito alla moneta unica ci pongono sempre più in una situazione «alla greca».

Una cosa è vera: ci sarebbe bisogno (come il Tria del primo pomeriggio lasciava intendere) di tagliare la spesa e rivedere il welfare. Non si ha però la sensazione che dietro a tali ipotesi riformistiche non a caso già smentite ci sia un disegno strategico: volto, ad esempio, a valorizzare le realtà regionali, avvicinando le entrate e le uscite, così da eliminare sprechi e cattive gestioni, responsabilizzando popolazioni e classi politiche.

Al contrario, i due partiti di governo continuano a inseguire progetti nazionali di stampo interventista e seguitano a raccontare che si possa ignorare ogni vincolo di bilancio, come quando parlano di una flat tax finanziata in deficit. Ieri, però, si è avuta la sensazione che il «ragioniere» del gruppo abbia chiesto loro di tornare con i piedi per terra, dato che la cassa è vuota e non vi sono risorse per fare alcunché. Quattro secoli fa Enrico IV espresse il desiderio che si potesse mettere un pollo in ogni pentola, ma già allora si capì che se il numero delle pentole è superiore a quello dei polli, e se insomma non si dispone della ricchezza necessaria a realizzare i propri obiettivi, quell’auspicio non può essere soddisfatto.

È chiaro che l’Unione europea è un baraccone con tanti problemi. Al tempo stesso, il nostro bilancio l’abbiamo sfasciato noi: Bruxelles davvero non c’entra. E se ora dobbiamo elemosinare un minimo di comprensione da parte degli altri Paesi è proprio perché, spendendo e sprecando, ci siamo portati vicini a un burrone da cui possiamo allontanarci solo riducendo con decisione spesa pubblica e tasse.

Carlo Lottieri, Il Giornale 1° giugno 2019