Addio a Biondi, grande liberale

Addio a Biondi, grande liberale

È morto a Genova il più volte parlamentare e ministro e grande avvocato. Il ricordo di Roberto Cassinelli, deputato di Forza Italia.

Cala il sipario. Non sulla vita di un uomo, ma su un’epoca fatta di idee, di valori e di cultura politica. Con Alfredo Biondi scompare l’ultimo grande di una grande Genova, protagonista indiscusso di un’era in cui la nostra città regalava al Paese le menti migliori e le figure più brillanti.

Inutile, e forse doloroso, confrontare l’Italia di allora e quella di oggi, la virtù politica della migliore società civile con l’improvvisazione dei giorni nostri. Cambiano i tempi, cambiano gli uomini e, spiace doverlo rilevare, cambia lo stile. Alfredo ha rappresentato un’intera generazione che dapprima seppe resistere e ribellarsi all’invasore, per poi risorgere, ricostruire e portare l’Italia tra le potenze del pianeta. Ha interpretato l’impegno pubblico non come una professione, lui che è stato tra i più grandi avvocati italiani, ma come una vocazione. Si è speso per tutta la vita a difesa dell’idea liberale, nelle piazze, nelle aule istituzionali e in quelle di giustizia.

Ha sempre inteso il liberalismo non come filosofia dell’élite borghese ma come strumento di difesa dei più deboli: la tutela dell’individuo e dei suoi diritti prima d’ogni cosa. Le sue battaglie sono state indirizzate alla protezione degli ultimi: i diritti civili, delle minoranze, degli indifesi sono stati la sua stella polare. Ha amato l’idea liberale più di ogni altra cosa, e con essa il Partito liberale: non un partito grande, ma un grande partito, come amava ripetere ben prima che lo slogan gli fosse rubato da un celebre ritornello pubblicitario.

Credette sin dal primo giorno all’idea del partito liberale di massa: nel 1994 fu tra i primi a aderire al progetto di Silvio Berlusconi, che ebbe in lui uno dei più vicini e più saggi ideologi, ministro della giustizia nella prima esperienza di governo del centrodestra nella seconda Repubblica. Alfredo è stato senz’altro il più garantista fra i ministri avvicendatisi in via Arenula dalla Costituzione ad oggi, lui che dell’innocenza fino a prova contraria e delle garanzie degli imputati e dei detenuti fece una ragione di vita.

Con il suo umorismo acuto, elevato e mai banale, con la sua impareggiabile preparazione giuridica, e soprattutto con l’assoluta dedizione alle Istituzioni, ha onorato dapprima l’aula del Consiglio comunale di Genova (e di una mezza dozzina di città italiane), quindi quelle di Montecitorio e di Palazzo Madama, fino al Consiglio dei ministri.

Oggi diciamo addio, con grande rimpianto, a un cavallo di razza e un uomo di Stato, che non si è accontentato di vivere della propria libertà, ma che ha dedicato la propria vita a far sì che la stessa libertà fosse garantita ad ogni individuo. L’auspicio è che le giovani generazioni trovino in queste straordinarie figure l’ispirazione per mettersi al servizio della collettività con lo spirito che ha caratterizzato la riscossa civile del nostro Paese dal dopoguerra in avanti. Quello spirito di cui Alfredo Biondi è stato fiero e degno interprete.

Addio, grande Alfredo. Addio, amico mio.

Roberto Cassinelli, deputato Forza Italia