Brexit ovvero la rinascita di Braveheart

Brexit ovvero la rinascita di Braveheart

L’appartenenza all’Ue stemperava il risentimento antinglese della Scozia. Adesso il diffuso europeismo rischia di mutare gli equilibri politici. E Nicola Sturgeon vorrebbe un nuovo referendum. L’analisi di Giorgio Ferrari.

Gli scozzesi hanno votato per due referendum: quello per l’indipendenza dal Regno Unito e quello per la Brexit. La maggioranza ha respinto l’una e l’altra. Il problema dell’attuale governo britannico, stando ai sondaggi, è che i sentimenti europeisti in Scozia sembrano più forti del senso di appartenenza al Regno. Ci sono ragioni economiche che spiegano questo fatto. Il 46% delle esportazioni avviene nell’area UE dando lavoro a 330mila persone. Il turismo è una voce importante nel calcolo del Pil locale e le restrizioni alla libera circolazione sono assai temute. Vi è poi una richiesta di mano d’opera che con la Brexit metterebbe in sofferenza molti settori, a partire dal sistema sanitario. Ci sono poi i contributi che la Scozia riceve dalla Ue e che destina a settori strategici come l’innovazione tecnologica. Ci sono poi da mettere sul piatto della bilancia gli investimenti finanziari e nel settore industriale che la Scozia ha saputo attrarre.

Nicola Ferguson Sturgeon, primo ministro, è assai preoccupata e cerca in tutti i modi di rassicurare gli investitori europei, ma quasi tutti hanno elaborato piani di fuga. Ma non c’è solo l’economia. Il Regno unito non è una nazione, è un’unione di nazioni tenute insieme dalla monarchia, dal retaggio di un impero conquistato anche dai soldati scozzesi, di due guerre mondiali vinte e altro ancora. Ma prima ci sono stati secoli di guerre con l’Inghilterra in difesa dell’indipendenza. Il sentimento nazionale è forte e ne sono partecipi anche coloro i quali trovarono più conveniente rimanere nel Regno.

L’appartenenza all’Unione europea stemperava il risentimento antinglese, dava un equilibrio sociale ed economico che si rischia di perdere. C’è poi un legame con i cittadini europei che è riscontrabile solo a Londra. I turisti, gli studenti, i lavoratori europei in Scozia sono di casa e rafforzano il senso di appartenenza all’Ue. La società ReMix ha studiato l’impatto delle famiglie miste e ha scoperto che in Scozia ha contribuito a creare una società più aperta e tollerante.

Ma è possibile arrivare a una separazione dall’Inghilterra? Boris Johnson è stato categorico: non consentirà un nuovo referendum. Nicola Sturgeon invece lo ritiene inevitabile, anche se esclude che si seguirà l’esempio catalano. La questione è legata all’economia: se in materia si avvereranno le previsioni più funeste nulla fermerà Braveheart.

Ma non c’è solo la Scozia. Le faticose trattative tra Londra e Bruxelles hanno confermato uno status speciale dell’Irlanda de Nord che lascia aperti i confini con l’Eire. È ragionevole pensare che i legami tra le due Paesi si rafforzeranno, con l’incognita inquietante di una ripresa delle tensioni tra cattolici e unionisti. Poi c’è la piccola Gibilterra, che ha votato in modo massiccio per il Remain. La sua posizione strategica è evidente, le tensioni con Londra crescono e la Spagna guarda con, diciamo, molto interesse a quello che succede nella Rocca. La Brexit genera molte incertezze e non è detto che nella stessa Inghilterra le cose andranno come i suoi fautori avevano promesso.

Giorgio Ferrari, 4 gennaio 2021