Come evitare che la bolla energetica diventi un terremoto sociale

Come evitare che la bolla energetica diventi un terremoto sociale

Bene lo stanziamento in favore delle famiglie in difficoltà dato l’aumento del costo dell’energia. Ma la questione va affrontata alla radice. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità economica. L’analisi di Miss Marple.

Il governo sembra intenzionato a stanziare tre miliardi per aiutare le famiglie in difficoltà a seguito del preannunciato forte incremento delle tariffe dei prodotti energetici. Ovviamente l’iniziativa non può che valutarsi positivamente, soprattutto in un periodo nel quale la pandemia ha accentuato i problemi delle persone con meno disponibilità finanziarie.

Risolvere il problema alla radice

Tuttavia non si può fare a meno di constatare che si tratta di un aiuto temporaneo che, come tale, non risolve il problema di fondo. Si tratta dunque di denari che dovranno essere erogati costantemente anche negli anni futuri, con una possibile prospettiva di crescita indeterminata nel tempo. Si sarebbe tentati di domandarsi perché è così difficile affrontare il problema alla radice per evitare che la “bolla” energetica si trasformi in un vero e proprio terremoto sociale.

I costi economici della transizione ecologica…

La realtà è che è impossibile fermare la crescita dei costi dell’energia. Per un semplice motivo. Perché lo abbiamo voluto noi. Perché l’utilizzo di prodotti fossili è stato sostanzialmente messo al bando, malgrado il fatto che loro costo si presenti in questa fase come ragionevolmente contenuto, e il tema della sostenibilità è divenuto il driver fondamentale dello sviluppo dei prossimi venti anni.

Si tratta ovviamente di un obiettivo assolutamente condivisibile, ma andrebbero forse meglio discusse ed approfondite le modalità per conseguirlo in modo efficiente ed economicamente sostenibile. Sostituire il petrolio e i gas naturali con fonti rinnovabili è certamente essenziale per salvaguardare l’ambiente e garantire un futuro alle nuove generazioni. Il che non significa però pensare che basterebbe sostituire ogni fonte energetica con l’energia elettrica per risolvere il problema. Occorrerebbe infatti perlomeno porsi il tema del come si ricava l’energia elettrica e come sia possibile ridurne i costi di produzione.

…e quelli sociali

Il tutto senza considerare i costi sociali dell’operazione. Ad esempio, la sostituzione dei motori termici con quelli elettrici nell’industria automobilistica porterà inevitabilmente all’espulsione dal mercato del lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori e alla trasformazione dell’intero settore produttivo e della sua localizzazione, a danno dei produttori tradizionali e a vantaggio di quelli nuovi e dei monopolisti delle materie indispensabili per costruire le batterie e gli altri strumenti di stoccaggio dell’energia. Il che non significa altro che un costo crescente per l’acquisto e la manutenzione dei mezzi di trasporto, a danno di chi li utilizza per lavoro o per diletto.

Pagheranno i consumatori (e molte industrie)

Ma non è tutto. Il funzionamento di molti opifici, il riscaldamento domestico, lo stesso gas per tutti gli utilizzi, a cominciare dai fornelli di casa, dipenderà esclusivamente dall’energia elettrica. Senza considerare i costi di trasformazione degli impianti, che certamente non saranno trascurabili, sarebbe il caso di stimare sin da ora a che livello si attesterà il costo reale di ogni kW prodotto e distribuito.

E questo è il punto centrale. Paesi nei quali l’energia elettrica è abbondantemente disponibile ad un basso costo e proviene da fonti rinnovabili o comunque non impattanti sull’ambiente ne trarranno i maggiori benefici. Il conto verrà invece portato per intero ai consumatori e ai contribuenti di tutti gli altri Paesi, su cui graveranno crescenti difficoltà per mantenere il tenore di vita a cui erano abituati.

Non solo. I maggiori costi a carico del sistema produttivo e la presumibile crescente concorrenza da parte dei Paesi che faranno meno ricorso all’energia fossile o che deterranno i nuovi materiali indispensabili al funzionamento del mercato energetico che si sta delineando in questi anni provocheranno inevitabilmente la chiusura di tutte le industrie che non saranno più in grado di stare sul mercato. Con conseguenze facilmente immaginabili sotto il profilo economico e sociale. Si va delineando dunque un nuovo scenario geopolitico in rapido sconvolgimento, nel quale usciranno sconfitti i paesi che non precedono il cambiamento o che si illudono di risolvere i problemi con semplici interventi di tamponamento dei bisogni.

In conclusione, sembra proprio giunto il momento di abbandonare le tifoserie e valutare con animo laico il pro e il contro di ogni forma di approvvigionamento energetico e delle relative modalità di consumo, senza trascurare la circostanza che non potrà esservi sostenibilità se verrà meno lo sviluppo, o peggio se si entrerà in una fase di decrescita.

Miss Marple, 23 settembre 2021