Cosa fare della Nato?

Cosa fare della Nato?

Venuti meno i vecchi equilibri della guerra fredda e finito l’idillio fra UE e USA, si sono aperti nuovi scenari nella politica internazionale. L’Europa dovrà ritagliarsi un ruolo, per non restare fuori dai giochi. E forse dare retta a Macron. Il commento di Giorgio Ferrari.

Gli equilibri mondiali di cui l’Alleanza Atlantica è stata uno dei pilastri, scaturiti sostanzialmente dalla sconfitta dell’Asse, ma anche dall’uscita della Jugoslavia di Tito dalla soggezione a Mosca, non esistono più. E non esistono più nemmeno gli equilibri creatisi dopo il crollo del muro di Berlino e, soprattutto, dopo la dissoluzione dell’URSS nel 1991. La NATO era fondata sulla schiacciante supremazia militare degli Stati Uniti, con l’Europa, gigante economico ma nano politico, che dava un contributo spesso simbolico. Ma – e la cosa aveva un peso tutt’altro che irrilevante – il nostro continente sarebbe stato il principale campo di battaglia qualora la situazione fosse precipitata. Regno Unito e Francia si erano dotati di un proprio arsenale nucleare. Ci vollero però molti anni e la morte di Charles  de Gaulle, fortemente sospettoso rispetto al ruolo degli Stati Uniti in Europa e del legame speciale che avevano con i britannici, per far in modo che queste armi fossero integrate nei piani difensivi dell’Alleanza.

Lo scenario mondiale odierno

Oggi lo scenario è il seguente: gli USA non considerano più l’Unione Europea un partner prezioso, ma un competitore commerciale, definito strumentalmente “sleale”, da disarticolare. Questa sarà, con tutta probabilità, la dottrina che ispirerà la Casa Bianca nei prossimi quattro anni, ma se anche cambiasse l’amministrazione c’è la possibilità che nella sostanza, le cose non muterebbero. La Brexit complica le cose, perché nessuno, compresi i brexiters attualmente al governo, può con certezza sapere quale sarà il ruolo che il Regno potrà giocare sul piano internazionale. La Turchia ormai è nell’Alleanza solo formalmente, ma di fatto persegue una propria politica di potenza spesso, se non sempre, in contrasto con le linee guida della NATO. Negli anni della guerra fredda si potevano assorbire persino le guerre tra due Paesi membri come Grecia e Turchia. Oggi è impensabile, ma purtroppo possibile.

Poi c’è la Russia. Dalla vittoria della battaglia di Poltava, ossia dal 1709, si considera una grande potenza imperiale. Sono cambiati i regimi, sono passati dall’autocrazia zarista al totalitarismo comunista e alla “democratura” putiniana ma la sostanza non è cambiata, non al Cremlino e nemmeno nel sentire popolare.  Svanito ogni slancio verso la cooperazione con le democrazie occidentali, Putin persegue una propria politica globale di potenza, e non si fa nessuno scrupolo nell’usare lo strumento militare anche nel cuore dell’Europa. Russia e Turchia giocano un ruolo di primo piano in un’area strategica che va dal Golfo Persico alla Libia, la cui importanza è inutile sottolineare. L’Europa pare estromessa da questo big game e i rischi per la nostra sicurezza sono del tutto evidenti.

Che fare della Nato?

A questo punto ritorna la domanda: che fare della NATO. Una risposta l’ha data Macron: ci vuole un esercito europeo e la Francia metterebbe a disposizione di questo il proprio arsenale nucleare. Il famoso ombrello americano, sotto al quale persino Berlinguer disse di sentirsi più sicuro, si è chiuso ma le minacce incombono come l’uragano che sta flagellando l’Europa in queste ore. Tutto ciò è la premessa necessaria, ma non sufficiente.

Ci sono margini per rinegoziare la struttura e la strategia della NATO? È il caso di esplorarli, perché tutti, compresi i britannici e gli americani dovranno, prima o poi, prendere atto che in questo piccolo pianeta nessuno, ma proprio nessuno, può trincerarsi dietro il cosiddetto splendido isolamento. Se poi qualcuno avesse in mente una nuova Yalta a spese dell’Alleanza Atlantica, scoprirebbe presto che non ne otterrebbe nessun vantaggio, ma preparerebbe solo immani disastri. Ma di questo magari riparleremo quando, e Dio non voglia mai, questo spettro cominciasse a prendere corpo.

Giorgio Ferrari, 12 febbraio 2020