Ha vinto Johnson o ha perso Corbyn?

Ha vinto Johnson o ha perso Corbyn?

Dalla Brexit al programma vetero socialista di Corbyn, cosa ci raccontano le recenti elezioni nel Regno Unito. Il commento di Giorgio Ferrari.

Che la Brexit sia stato il grande tema delle elezioni britanniche è un fatto, negarlo sarebbe da sciocchi. Ma proprio il tema dei temi fa nascere i primi dubbi. La vittoria di Boris Johnson è stata più netta di quanto avevano indicato i sondaggi. Ma non di molto se si guarda ai voti reali e non alle percentuali. Ovviamente ha giocato a suo favore il sistema maggioritario in vigore, come la sua abilità di conquistare seggi tradizionalmente laburisti. Gli elettori hanno scelto con nettezza la Brexit a qualunque costo? Così afferma la maggioranza degli osservatori, e questo sembrerebbe indicare il risultato.

Ma c’è un ma. Sulla Brexit nel 2019 sono stati fatti 72 sondaggi: di essi solo uno, il primo in ordine di tempo, ha indicato una maggioranza per l’uscita dall’Europa. Tutti gli altri hanno segnalato l’opposto. Un cambiamento netto dell’opinione pubblica, soprattutto inglese. E allora come spiegare il trionfo di Johnson?

Il fattore alleanze

Del sistema elettorale abbiamo già detto, importantissima poi è stata la desistenza di Farage, che ha fatto confluire sui conservatori voti che si sono rivelati decisivi in molti collegi. In pratica i brexiteers hanno votato un solo partito, mentre i sostenitori di un nuovo referendum hanno distribuito, o forse sarebbe meglio dire disperso, i loro voti tra tre partiti: i liberali, i laburisti e i verdi. Del resto non avevano alternative. I laburisti hanno rifiutato ogni accordo o alleanza tattica, si sono posti come unica reale alternativa ai conservatori e hanno trascinato tutte le opposizioni verso la sconfitta.

Il fattore Corbyin

E qui veniamo al fattore Corbyn. La sua posizione sulla Brexit è stata assai ambigua durante il referendum, e questo ha inciso non poco sul risultato. Poi ha lentamente cambiato posizione, ma alla richiesta di un nuovo referendum e arrivato troppo tardi.  C’è anche da dire che non si è votato solo sulla Brexit. Quanti sostenitori del remain hanno votato Johnson spaventati dal programma vetero socialista di Corbyn? La cosa emblematica è stata che non solo questa patetica nostalgia degli espropri e delle nazionalizzazioni ha fatto scappare i voti moderati, ma è stata rifiutata anche dagli operai e dagli elettori dei collegi che per decenni sono stati roccaforti rosse.

Trionfo di Johnson o disfatta di Corbyn?

Ecco il dubbio più grande: c’è stato il trionfo di Boris Johnson o la disfatta di Jeremy Corbyn?  Bo Jo ha vinto sul piano tattico in modo netto, ma chiunque si candidi alla guida di un Paese vorrebbe come avversario un Corbyn. Poi ci sono altri dubbi e preoccupazioni. La Scozia di uscire dall’Europa non ne vuole sapere, i conservatori negano ogni possibilità di concedere un nuovo referendum per l’indipendenza. È alle viste una nuova situazione alla catalana? Johnson ha attirato voti “rossi” promettendo un nuovo interventismo statale e un sistema sanitario più accessibile.

Il conservatorismo di stampo thatcheriano è morto, ma quante possibilità ha il nuovo, condito con ingredienti socialisti, di decollare? Il futuro, anche prossimo, potrebbe riservarci nuove sorprese.