Il Covid e il Recovery Fund hanno cambiato l’Europa?

Il Covid e il Recovery Fund hanno cambiato l’Europa?

La pandemia e i fondi per far fronte alla crisi che ne è seguita hanno sovvertito equilibri e alleanze. A parte questo, però, rimane la questione principale: cosa vuole essere l’Ue? L’analisi di Giorgio Ferrari

Il Consiglio europeo è stato segnato da cambiamenti, alcun apparenti, altri sostanziali. Ormai dei fondi stanziali e della loro ripartizione sappiamo tutto, resta da analizzare come si è arrivati a questi risultati. La prima cosa che salta agli occhi è che la Germania si è smarcata dai cosiddetti paesi frugali e ha reso possibile un compromesso quanto faticoso tanto significativo. La Francia ha giocato in proprio, ma non da protagonista. Il Covid-19 ha dunque cambiato gli equilibri. Non più un asse franco-tedesco con i Paesi del nord al seguito, ma una situazione fluida, con alleanze che cambiano anche durante i vertici.

C’è chi dice che l’Europa è nella situazione della California, che vive sotto la costante minaccia del Grande Terremoto che la dividerebbe dal continente. Solo che da noi non c’è solo la faglia di San Andreas. C’è innanzi tutto un gruppo di Paesi che mette in discussione lo stato di diritto e la democrazia liberale. Poi ci sono i cosiddetti frugali contrapposti ai dissipatori.

Altre linee di frattura sono le politiche ambientali, le alleanze e i rapporti con Russia, Turchia e Stati Uniti. Il problema principale è: cosa vuole essere l’Europa? Il Consiglio è stato tardivo, la reazione al Covid lenta, contraddittoria e scoordinata. Il Consiglio avrebbe dovuto riunirsi almeno un mese e mezzo prima. Il fatto è che lo stesso non è nemmeno più un CdA, è un’assemblea di condominio dove ognuno fa pesare i propri millesimi, senza considerare che se brucia un attico, o un appartamento al primo piano, rischia di prendere fuoco tutto il palazzo, e allo stato attuale i focolai sono tutt’altro che spenti.

C’è chi pensa che l’Europa debba rimanere solo una zona di libero scambio, chi una mucca da mungere, chi un ente assistenziale. Ma il dover essere dell’Europa, per dirla con Lessing, non può limitarsi a questo. Chiuso il vertice c’è il Parlamento, l’unica espressione dei cittadini europei, e oggi fa sentire la sua voce, che è fortemente critica con i Governi. Non solo lamenta il taglio dei fondi per l’ambiente e altri programmi comuni.

La contraddizione è che le grandi famiglie politiche liberali, socialisti e conservatori, parlano una lingua a Strasburgo e un’altra nelle capitali europee. È un tema da approfondire. Ma una cosa è certa, il loro ruolo non può più essere meramente notarile. I parlamentari vogliono uno scatto in avanti, riforme autentiche che impediscano che una faglia provochi terremoti rovinosi. L’emergenza sanitaria è ancora in atto ed è un monito per tutti. O si va verso la direzione indicata dai Padri Fondatori o ogni crisi, di qualunque natura essa sia, rischia di mandare in frantumi l’edificio comune.

Giorgio Ferrari, 23 luglio 2020