Il Recovery Found? Un’opportunità per cicale e formiche

Il Recovery Found? Un’opportunità per cicale e formiche

Con la crisi sanitaria ed economica, ecco la proposta di un Fondo per la ricostruzione. Forse, per la prima volta, l’Unione europea ha trovato una soluzione unitaria, che può fare il bene del continente. Il commento di Miss Marple, misteriosa collaboratrice del blog.

Diciamo la verità, noi anziane zitelle del Sussex abbiamo sempre guardato tutto ciò che avveniva Oltremanica con un certo disinteresse, nella convinzione che l’Europa fosse uno strano zoo abitato da animali che spesso avevano l’abitudine di sbranarsi uno con l’altro.

Questa volta però abbiamo capito che il Canale non ci avrebbe salvato dal virus e che in qualche modo le nostre sorti potevano, ahimè, essere legate a quelle di quell’Arlecchino di lingue e di popoli che si stendono a sud. Ma soprattutto ci ricordiamo molto bene di quello che è avvenuto nella Seconda guerra mondiale e fin dall’inizio non abbiamo guardato con simpatia alla germanizzazione dell’Europa. Non è per caso che tutti morti che abbiamo avuto in quel triste frangente si dimostrano inutili dopo soli 80 anni?

E quindi, malgrado il fatto che come tutti sanno, noi non abbiamo mai amato l’Europa, questa volta un penny lo avremmo scommesso volentieri su una risposta unitaria e fattiva nei confronti della crisi epidemica. In verità, ci eravamo alquanto preoccupati dopo le prime esternazioni di Madame Lagarde, ma dopo la discesa in campo del duo Merkel-Von der Lyen ci siamo un po’ rincuorati. L’Europa non è tutta Germania, o meglio la Germania non crede di rappresentare da sola l’Europa. Forse il continente si potrà salvare nella diversità. E così noi potremo continuare a fare gli affari di prima con tutti senza dover sottostare ad un solo padrone.

Che poi ci siano austeri e goderecci non è una novità. Basti solo ricordare la favola della cicala e della formica. In realtà le cicale e le formiche sono indispensabili le une alle altre. Se tutti fossero estremamente parsimoniosi, l’economia mondiale girerebbe alla velocità dell’Ottocento e in definitiva tutti sarebbero più poveri. Per questo mettere insieme risparmiatori e consumatori costituisce la chiave della crescita mondiale. Anche per questo abbiamo sempre ritenuto sciocco proclamare che si debba solo risparmiare e non anche consumare. Altrimenti dove si andrebbe a finire? Il che ovviamente non significa che si debba sempre portare cibo alle cicale.

Per questo motivo la proposta del Recovery Found, anche se ha ancora un ampio grado di indeterminatezza e richiederà del tempo, ahimè prezioso, per poter essere realizzata, costituisce una buona pratica. Sappiamo bene che nessuno sarebbe mai disposto a dare soldi ad altri se chi li riceve non è disposto ad accettare almeno un indirizzo sul come spenderli. E d’altronde il fatto che l’Europa abbia finalmente trovato una risposta unitaria e complessiva non può che significare che, per la prima volta, soprattutto a differenza di quanto accade negli anni della crisi economica del decennio scorso, si è trovato un terreno comune sul quale costruire le nuova fondamenta di una realtà che probabilmente senza uno scossone dall’esterno (ricordate il film Prova d’orchestra di Fellini, che anche noi britannici abbiamo molto amato) si sarebbe mai potuta realizzare.

Certo c’è chi si lamenta che un prestito condizionato possa nascondere un certo livello di disistima nei confronti di chi lo riceve, e d’altra parte anche chi lo riceve potrebbe ritenere che la cifra in ballo non sia adeguata alla bisogna. Tutti ragionamenti validi. Si dovrebbe però considerare che qualche condizione finalizzata finalmente a cambiare le regole generali in cui vive un popolo, possibilmente adeguandole alla realtà del momento e facendo superare incrostazioni pluridecennali che ne hanno bloccato lo sviluppo sarebbe la benvenuta.

Quanti di noi hanno pensato che la crisi di questi mesi potrà essere più adeguatamente affrontata approfittando della situazione per rivedere completamente il contratto sociale che lega tra loro gli abitanti e i governanti d’Europa, e delle sue ragioni periferiche, e cercando di superare tutti i condizionamenti che regole ormai superate hanno prodotto tanti danni alle economie e alla vita sociale di quei paesi, ingessandoli e rendendoli inadeguati ad affrontare le sfide del presente e del futuro? Quanti hanno pensato che fosse il momento giusto per riformare dalle fondamenta il sistema di welfare in cui l’Europa continua a vivere, quasi fosse uno un nobile francese alla vigilia della rivoluzione?

Però è indispensabile volerlo e non cercare semplicemente di galleggiare cercando di sopravvivere in una situazione impossibile. È momento delle scelte che disegneranno il futuro nostro e delle prossime generazioni. In definitiva la crisi non va affrontata alla giornata. Deve essere un’occasione per una catarsi. Ma, come avvertiva un grande scrittore apprezzato anche nella vecchia Inghilterra, come Ennio Flaiano, attenzione a non catarsi addosso.

Miss Marple, 29 maggio 2020