La morte di Arturo Diaconale

La morte di Arturo Diaconale

Abruzzese, tifoso della Lazio, ma soprattutto grande liberale. Una carriera nei quotidiani e in televisione. Enrico Morbelli ricorda il giornalista scomparso.

Il destino non è stato generoso con Arturo Diaconale. La morte lo ha ghermito nel momento in cui era dedito soprattutto alla S.S. Lazio e a Claudio Lotito, ragion per cui ha rischiato di essere ricordato esclusivamente per la sua passione biancoceleste. I notiziari radiotelevisivi e i lanci d’agenzia erano tutti in dirizzati in questa direzione. Si deve a Barbara Palombelli su Rete Quattro e a Giuseppe Basini a Montecitorio se – in seconda battuta – l’attenzione è stata rivolta all’Arturo liberale. Proprio con Basini (deputato liberale in quota Lega e suo compagno di scuola) lo scorso anno aveva costituito l’associazione Destra Liberale Italiana, l’ultima delle sue mille sfortunate iniziative politiche.

Io lo conobbi all’inizio degli Anni Settanta, quando non dava ancora cenni di liberalismo. Al Giornale di Sicilia era collega di Guido Paglia, che al giornalismo era approdato provenendo da tutt’altri lidi, e questo mi aveva insospettivo. In verità il suo capo era un liberalone, Enrico Basile, e al tavolo accanto sedeva Gloria Satta, il cui nonno era sodale di Aldo Bozzi. Ma, a mio avviso, la svolta avvenne nel 1985 quando divenne redattore parlamentare a Il Giornale, allora diretto da Indro Montanelli, e nel ‘92 quando passò a Studio Aperto, testata giornalistica del canale berlusconiano Italia 1. L’anno successivo – essendo segretario del PLI Renato Altissimo – fu nominato direttore del settimanale l’Opinione, che Arturo Diaconale trasformò in quotidiano diventato in seguito  l’Opinione delle libertà e del quale – attraverso perigliosi capovolgimenti editoriali – è restato direttore per ben 27 anni consecutivi, fino alla scoperta del suo male (che – dico per inciso – nulla ha a che fare con la covid). Oggi la testata – ormai esclusivamente on line – è diretta da Andrea Mancia, uno dei tanti ragazzi della LUISS passato attraverso la “mia” Scuola di Liberalismo. A proposito della Scuola, Arturo ne è stato più volte docente: il tema della libertà d’informazione è un caposaldo del programma. E ne è stato grande diffusore: le lezioni della Scuola pubblicate negli anni su l’Opinione sono una cinquantina.

L’ultima volta che ci siamo visti è stato lo scorso febbraio quando alla Casa delle Regioni presentammo Croce ed Einaudi teoria e pratica del liberalismo di Giancristiano Desiderio. Io vestivo la casacca di presidente della Famija Piemontèisa; lui quella di quasi presidente dell’Associazione abruzzese di Roma. La sua elezione formale sarebbe avvenuta di lì a pochi giorni, se non fosse scoppiata la pandemia. Che il cielo gli sia lieve, sopra il Gran Sasso e la Maiella.