Le politiche di helicopter money che ci renderanno meno liberi e più poveri

Le politiche di helicopter money che ci renderanno meno liberi e più poveri

Dietro il Mes, coronabond e altre soluzioni prospettate per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica, c’è sempre la stessa logica: inventare un modo per ottenere soldi senza pagarli. Si tratta, però, di meccanismi infernali dalle tragiche conseguenze. Il commento di Miss Marple, misteriosa collaboratrice del blog.

La crisi economica innescata dalla pandemia obbliga ad assumere iniziative di portata assolutamente innovativa e straordinaria. Lo facciamo qui, nella vecchia Anglia, figuriamoci quel che succede Oltremanica. Diamoci un’occhiata. Non vi è dunque da stupirsi se i cosiddetti europei vanno assumendo decisioni solo ieri impensabili. Non si tratta solo del prolungamento, con modalità assolutamente imponenti, del QI, che era dato per terminato, ma soprattutto della sospensione delle regole contenute nel fiscal compact relative ai limiti per i debiti e i deficit (la notissima regola del 3 per cento) dei singoli Stati europei. E, ancor più, l’abbandono della lotta agli aiuti di Stato, in una fase in cui tutti pensano che la nazionalizzazione o la chiusura ai capitali stranieri sia la migliore strada per salvaguardare le imprese nazionali.

La strada del debito

Sin qui nulla da eccepire. Ciò che invece desta una certa meraviglia è il fatto che politici, economisti ed intellettuali discettino sulla convenienza o meno di far ricorso al Mes, o piuttosto di mettere in campo i coronabond o ancora di irrobustire (incrementandolo per multipli del suo valore attuale) il bilancio europeo, ma in realtà tutti hanno in testa un ben altro quesito: come fare a inventare un meccanismo che consenta di ottenere soldi senza pagarli.

O, quanto meno, come fare a traslarne su altri l’onere e ad allontanare il tempo del pagamento. Tutti sanno che si andrà incontro a spese enormi e sostanzialmente insostenibili, quindi i migliori ingegni di adoperano per trovare gli artifici che consentano di celebrare le nozze coi fichi secchi. Chi fa riferimento alla responsabilità e chi alla solidarietà. Tutti concetti filosoficamente e moralmente condivisibili o inadeguati allo stesso modo, a seconda di come si presenti la questione. Si tratta di una nobile gara nella quale nessuno può valutare la prerogativa di essere più uguale degli altri. Ma tutti usati semplicemente come strumento per ottenere il risultato fondamentale: ottenere senza pagare.

Ergo tutti sono d’accordo che l’unica strada percorribile è quella del debito. Ma anche il debito, prima o poi, si deve pagare. A qualcuno il conto, come capitava quando si poteva ancora andare in pizzeria, prima o poi il cameriere lo porta. E tutti sanno benissimo che il mito della crescita economica, che potrebbe realizzarsi a seguito degli interventi che saranno messi in campo, non sarà mai in grado, anche allorquando facesse esplodere le performance dell’economia, di riportare in un numero di anni ragionevoli le finanze pubbliche europee al livello di sostenibilità (in realtà non per tutti) che avevano prima del virus.

Due coseguenze del fare debito

Se, dimenticandoci per un momento degli altri gravissimi problemi, consideriamo il tema solo sotto la prospettiva dei bilanci pubblici, non si può fare a meno di evidenziare i due possibili effetti dell’adozione di quella che in realtà, fuor di metafora, è una politica di helicopter money.

Checché se ne dica, l’onere degli interventi a carico dei singoli Stati, siano essi assunti in nome proprio o pro quota, nel caso di quelli gestiti direttamente in sede europea, è destinato ad assumere proporzioni gigantesche, mai viste nel passato. E comunque non comparabili con i trend di crescita ordinario dei singoli bilanci pubblici. I singoli Stati dovranno quindi in qualche modo farci fronte nel futuro. Con due conseguenze.

1. La prima è che gli Stati non saranno in grado di attuare futuri incrementi di spesa pubblica per far fronte a bisogni futuri.

2. La seconda è che per un certo numero di anni, anche ammesso che nel futuro non vi siano scossoni, occorrerà far fronte all’onere del servizio del debito, che inevitabilmente mangerà tutti i margini disponibili di crescita dei bilanci. Il che comporta ovviamente conseguenze di carattere politico e sociale non trascurabili. a) La prima è che i percettori di sussidi ne risulteranno drogati e non potranno più farne a meno. E quindi gli Stati dovranno continuare ad iniettare costantemente per un lungo periodo liquidità nel sistema economico, se non saranno capaci di invertire rapidamente la rotta. b) L’altra, ben più rilevante, è che si finirà per attribuire alla crescita del settore pubblico, al suo impossessamento dei gangli dell’economia e delle imprese di maggiori dimensioni (per tacer delle banche) e alla sospensione delle regole di mercato l’effetto salvifico di aver evitato la carestia. Tre i possibili esiti finali: la danza sulla tolda del Titanic, la decrescita felice o, finalmente, la via europea al comunismo.

E qui si vedrà veramente a cosa serve l’Europa. Se riuscirà a circoscrivere nel tempo gli effetti deleteri del coronavirus o se finirà per accoccolarglisi sopra ed essere la levatrice della comune rovina.

Noi restiamo affacciati dalle bianche scogliere di Dover e ci godiamo lo spettacolo…