L’antisemitismo più pericoloso

L’antisemitismo più pericoloso

La vicenda di Liliana Segre ha riportato all’attenzione la questione dell’anti-semitismo. Danilo De Masi, Presidente della Fondazione Saragat, analizza espressioni e origini di questo sentimento.

La nomina, il 19 gennaio 2018 da parte del Presidente Mattarella, dell’ex “deportata” Liliana Segre a “Senatrice a vita” ha fornito l’occasione per testare il termometro dell’antisemitismo nell’Italia del terzo Millennio. Come è sempre avvenuto, su problematiche di questo tipo, i pericoli vengono da più parti e non sempre il peggio è quello che si manifesta più rumorosamente o platealmente. Per evitare almeno alcune delle cause di errata interpretazione, è bene tenere presente che la dimensione di un fenomeno non è sempre quella presentata dagli organi di informazione (anche prescindendo dalla maggiore o minore “libertà di stampa”).

In Italia c’è libertà di stampa ma poca “informazione” e scarso approfondimento, soprattutto se l’argomento non è di stretto interesse locale. Già Cicerone lamentava che ai Greci, così chiamati dai Romani, ed ai Romani stessi non importasse di ciò che avveniva fuori (non dall’Ellade) dalla propria città. Nella mia gioventù, a Roma, ricordo che un ex Presidente della Repubblica che arrivava in ufficio con il plico di giornali sotto il braccio, e le principali testate italiane avvolte dopo le tre o quattro principali testate estere, mi diceva: “vedi questi nostri alla fine della giornata avranno buttato l’occhio su qualche titolo della stampa nazionale, avranno guardato la “stampa locale” del proprio Collegio elettorale, avranno letto la pagina sportiva”.

L’antisemitismo più pericoloso

Il pericolo maggiore – in termini di “rigurgiti” antisemiti – non viene dalla minoranza che professa l’odio per gli Ebrei, ma dalla gran parte di quelli che dicono di condannare il razzismo e magari anche l’antisemitismo, ma di essere anti-israeliani o semplicemente avversi alla “Finanza giudea” cripto-pluto-giudaico-massonica, come la definiva Mussolini (cognome derivante – in qualche secolo di evoluzione – da Muslims ovvero i pirati musulmani che arrivarono sino all’alto Adriatico romagnolo ed alla stessa Liguria, compiendo incursioni sulle isole per rapire le donne e depredare. La pirateria subì un duro colpo con la Battaglia navale 1 di Lepanto (domenica 7 ottobre 1571) e poi con la Marina piemontese che accompagnò la nascita dello Stato italiano.

Questa potente lobby può contare su truculenti personaggi alla Carlo Tavecchio (già Presidente della Fed. Italiana Giuoco Calcio) che si limita a dire di “non aver nulla contro gli Ebrei ma… meglio tenerli d’occhio”, oppure i ben più pericolosi alla Corradino Mineo giornalista e parlamentare che ha sempre definito come assassini gli agenti del Mossad che (in giro per il mondo) rintracciarono e giustiziarono sistematicamente coloro che avevano compiuto la strage di Monaco, così come i responsabili dello sterminio scampati/scappati dai liberatori Russi, Inglesi e Americani. Altra categoria di pericolosi antisemiti è quella dei “disertori ebrei”, pochi ma ben piazzati nel giornalismo radiotelevisivo e nell’intrattenimento.

Il boicotaggio e la cattiva semina delle “ragazze in nero”

Da ultimo ma non meno importante, tra le recenti forme di perfidia degli antisemiti, ci sono tentativi non trascurabili di boicottaggio dei prodotti alimentari di Israele con la scusa che proverrebbero da “territori” palestinesi 2 occupati da Israele; tentativi di abbinare la persecuzione degli Ebrei ed il relativo annientamento a quello di Zingari, Rom, Rohingya. Premesso che ritengo che le “teste” degli uomini siano come i voti elettorali: hanno lo stesso valore a prescindere da colore, etnia, ecc. (concetto espresso da Livingstone, primo ministro inglese dell’età Vittoriana) l’avversione dei nazisti per i Rom e gli Zingari è inquadrabile in linee concettuali non meno spregevoli di quelle riferite agli Ebrei ma mancanti della sciagurata motivazione razziale-ideologica, mentre il caso dei Rohingya (la stampa “sottomessa” non lo dice) deriva dal fatto che quelle popolazioni hanno tentato una secessione islamica di una parte della Birmania (oggi Myanmar), facendo perdere la pazienza alla nobel Aung San Suu Kyi.

Riporto una recente citazione dello scrittore Gianrico Carofiglio: “Succedono brutte cose in Italia e potrebbero succederne di peggiori. (…) ricordo una frase di Einstein: “il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla.” Pesa ancora, tra i tanti danni del sessantotto, la cattiva semina delle “ragazze in nero” (in lutto per terroristi palestinesi “caduti” nello scontro contro i soldati Israeliani di Moshe Dayan e Golda Mayer: sfilavano, le nostre ragazze in difesa di Paesi e Movimenti che praticavano (ed in parte praticano tuttora) l’infibulazione. Quali “magnifiche sorti e progressive” avremmo potuto aspettarci cinquant’anni dopo?

Danilo De Masi, febbraio 2020