Néjla Bouden, una donna per rilanciare la Tunisia

Néjla Bouden, una donna per rilanciare la Tunisia

La nuova premier potrebbe essere la persona giusta per risollevare il paese dalla crisi economica. Ma la situazione politica è incandescente e il caos è dietro l’angolo: a cominciare dal rischio terrorismo.

Ha suscitato commenti positivi la nomina a Premier di Néjla Bouden da parte del Presidente Ka’s Sa’ed. La cosa che ha sorpreso gli osservatori è che si tratta di una donna. Se guardiamo al suo curriculum osserviamo che si tratta di una geologa che si è occupata di pubblica istruzione e di progetti per far crescere l’occupazione. Una donna con le idee chiare e con una vasta esperienza nella pubblica amministrazione. Proprio quello che serve in un Paese tormentato dalla crisi economica e con una bassa età media della popolazione.

Tutto bene dunque? Purtroppo no. La nomina infatti avviene nel pieno di una crisi istituzionale causata dal Presidente, che ha cacciato il precedente Governo, sospeso l’attività del Parlamento, congelato l’immunità per i parlamentari e ha assunto il potere esecutivo, che eserciterà, ha dichiarato: “con l’aiuto di un capo del governo che sceglierò io stesso” ossia Néjla Bouden. Per ora tutto procede pacificamente, ma la situazione potrebbe degenerare. La Tunisia, dove sono iniziate le primavere arabe, unico Paese dove le proteste non sono state represse con la violenza, l’unico in cui il processo elettorale è stato esercitato liberamente, rischia di precipitare nel caos. Non c’è una diretta minaccia Jihadista, anche se alcuni attentati terroristici hanno colpito duramente una delle voci principali dell’economia, ossia il turismo.

Il partito islamista Ennahda chiede nuove elezioni. Si tratta di una forza politica moderata, e l’ha dimostrato in questi anni accettando le riforme, anche quelle a favore delle donne, che sono state realizzate. Ma se la situazione degenerasse c’è chi teme che potrebbe radicalizzarsi. Quanto ci deve stare a cuore la situazione in quel Paese è persino inutile sottolinearlo. La speranza è che tra nuovo Governo, Presidente e Parlamento si trovi una linea di dialogo e il ripristino della normalità istituzionale e democratica. Poi ci vuole il sostegno dell’Europa in termini di cooperazione economica. Nelle università ci sono giovani che studiano la storia del Destūr, un partito di orientamento liberale che ebbe un notevole seguito non solo tra gli intellettuali. Fu scavalcato, purtroppo, con successo, dal Neo Destūr di Bourguiba, che ottenne l’indipendenza ma cancellò ogni retaggio liberale. Quei ragazzi hanno riacceso una fiammella, sta anche a noi far si che non venga spenta.

Giorgio Ferrari, 6 ottobre 2021