Spendere adesso per non spendere dopo

Spendere adesso per non spendere dopo

Aumentare il debito durante un’emergenza è giusto, ma non deve diventare la normalità. Il commento di Miss Marple, misteriosa collaboratrice del blog.

Quando sei in difficoltà non puoi certo fare il taccagno, devi metter mano al portafoglio! E se lo dico io, vecchia zitella del Sussex, certo è un principio che si può applicare a tutti. Quindi inutile storcere il naso per il fatto che gli interventi di emergenza a seguito del coronavirus vengono finanziati con un aumento del debito pubblico. La casa brucia, ci vogliono i pompieri.

Ma quando l’incendio è finito bisogna correre ai ripari e ricominciare la vita di prima, o perlomeno che assomiglia un po’ a quella di prima.

Occhio a certe “simpatiche” misure…

E allora bisogna rendersi conto che aver aumentato il debito comporta la necessità di ripagarlo e di pagare interessi che incideranno molto pesantemente sulle tasche dei nostri concittadini. La circostanza che lo facciano tutti non è di per se giustificatrice. Infatti, non tutti sono nelle nostre condizioni. Come faremo a riprendere il nostro trend di vita se l’economia resterà bloccata e soprattutto se consumatori e produttori non avranno a disposizione maggiore risorse per poter spendere ed investire?

Si rischia di incamminarci in una strada di recessione sempre più pesante se non si ripensa al sistema fiscale per alleggerirlo e contemporaneamente non si risolve il problema del peso del debito pubblico.

Ma se razionalmente, e questa è almeno l’idea di noi zitelle inglesi, la strada giusta per alleggerire il peso del debito è quella di far crescere il denominatore, e quindi di incrementare il Pil, molto meno razionalmente iniziano a spuntare brillanti idee da parte di chi teme di perdere fosse anche un solo centesimo di entrate, magari anche da spendere malamente. Ecco dunque che sì inizia a farneticare di prestiti forzosi, di conversione dei titoli di Stato e di altre simpatiche misure, in sostanza di patrimoniali.

Per essere molto esplicita, noi zitelle pensiamo che se una persona perde lavoro, o se lo perde il suo vicino, è difficile andargli a chiedere di vendere la casa o anche solo una stanza, o di sacrificare parte dei suoi risparmi quando non può che attingere ad essi, ammesso che ci siano, per sopravvivere.

Tasse e debiti portano al fallimento

Se poi sì considera il problema dall’esterno, si deve considerare che una fiscalità basata su una imposizione patrimoniale, anche se in un periodo eccezionale, non farà altro che convincere tutti mercati del mondo che nostro Paese non è in grado di recuperare il tempo perduto per la crescita e di far fronte ai propri debiti. Equivarrà a una dichiarazione di fallimento. Con la conseguenza, questa volta sì, che lo spread balzerà a livelli stellari. E tutto questo perché non si vuole accettare l’idea che il debito è razionale per far fronte ad esigenze di periodi eccezionali, ma è folle in periodi ordinari. E soprattutto che non si deve spendere per andare alle feste se non si è in grado di far fronte alle esigenze di prima necessità (a proposito, la sanità non è una prima necessità, un diritto fondamentale di tutti?).

Bene dunque fare tutto quel che serve nell’emergenza, ma prepariamoci, quando finirà, ad abbandonare l‘atavica fiducia nello “stellone”, che sembra contraddistinguere ogni giorno di più i governanti del Belpaese, e tornare ad una sana gestione dell’economia. Cosa che comporta la necessità di fare come si è sempre fatto nelle fasi di ricostruzione: meno tasse, meno burocrazia, più libertà. Certo, è una via che costa impegno individuale, sudore e fatica. Ma le altre sono solo pericolose illusioni. Almeno così la pensiamo noi, attempate signorine di St. Mary Mead.

Miss Marple