Stati Uniti spaccati? Ma è sempre stato così…

Stati Uniti spaccati? Ma è sempre stato così…

Guerra civile, questioni razziali, zone rurali contro grandi città delle coste: il duro scontro fra Biden e Trump è il segno di un Paese da sempre spaccato in due. L’analisi di Giorgio Ferrari.

Nel momento in cui scrivo Biden è vicino alla vittoria, ma non ha ancora tagliato il traguardo e sono iniziate le controversie legali scatenate da Trump. La complessità del sistema giudiziario americano è tale che non sappiamo come finirà, quindi le riflessioni che si possono fare sono sullo stato dell’arte e su come ci si è arrivati, e bisogna partire da lontano.

Sempre divisi

Si dice: gli USA sono spaccati in due come non mai, ci sono due Americhe contrapposte e irreconciliabili. Vero, ma è sempre stato così. Gli Usa sono precipitati in una guerra civile tra le più sanguinose e che non è mai stata dimenticata. Le statue dei generali sudisti, le bandiere confederate anche in luoghi pubblici testimoniano di una ferita ancora aperta. Poi ci sono le note questioni razziali che esplodono periodicamente, contrapponendo i paladini del Law & Order ai difensori dei diritti civili.

L’America operaia contro le élite è un fenomeno altrettanto antico. Le zone rurali contro le grandi città delle coste sono un’altra linea tradizionale di frattura. Altre se ne sono aggiunte, ad esempio i flussi migratori hanno da sempre creato nuovi attriti ed esplosioni di xenofobia violenta. Irlandesi, italiani, latinos cinesi ecc… si sono trovati spesso in conflitto tra loro e con le comunità in cui si insediavano.

Cosa ha tenuto uniti gli States

Potrei continuare a lungo. La domanda da farsi è: come è stato possibile, dopo la guerra di secessione, che questi Stati sono rimasti uniti? Le risposte sono due.

1. La prima è contenuta nei grandi successi che complessivamente hanno conseguito. Sono diventati la principale potenza industriale, hanno raggiunto per primi un benessere diffuso mai visto prima nella Storia, pur con grandi ed evidenti contraddizioni, sono diventati la principale potenza militare e il punto di riferimento per tutto l’occidente dopo il secondo conflitto mondiale. Correlata a questa è la seconda risposta.

2. Hanno saputo per molto tempo darsi un obiettivo comune, secondo quello spirito di frontiera capace di superare ogni ostacolo, purtroppo anche massacrando i nativi. Il New Deal, la Nuova Frontiera, la conquista della Luna, la poderosa innovazione tecnologica e il traino al progresso scientifico: tutto questo e altro ancora ha tenuto uniti gli americani. Ed è proprio quello che è venuto a mancare dopo la crisi del 2008. L’ultimo afflato di compattezza si ebbe dopo l’11 settembre. Poi, impantanati in Afghanistan prima e in Iraq poi, stretti in una morsa provocata dalla recessione, con milioni di bianchi della classe media e bassa gettati nella miseria o nell’incertezza, sono riapparse tutte le divisioni.

Nuovi obiettivi

Il Partito Repubblicano, durante la presidenza di Obama, ha subito una vera e propria mutazione. Scacciati i moderati dal movimento dei tea party, è scivolato progressivamente verso una sorta di fondamentalismo di destra che ha raccolto tutti coloro i quali non avevano più punti di riferimento istituzionali: suprematisti bianchi, estremisti religiosi di ogni confessione, ultraliberisti divenuti improvvisamente sostenitori del protezionismo e del debito pubblico. I democratici invece non hanno saputo rinnovarsi, e dopo aver quasi ceduto alla tentazione di una deriva estremista di segno opposto, alla fine hanno ripiegato sull’usato sicuro, ossia quel Biden moderato e rassicurante che, forse, si è rivelato la scelta vincente.

Ora si dice: bisogna unire di nuovo il Paese. Per farlo, a mio modesto avviso, c’è solo un modo: indicare agli americani una nuova frontiera da conquistare. Ovviamente non con lo strumento militare.

Giorgio Ferrari, 7 novembre 2020