Martino: “Sulla crisi Usa-Iran, incomprensibile l’atteggiamento dell’Ue”

Martino: “Sulla crisi Usa-Iran, incomprensibile l’atteggiamento dell’Ue”

In un’intervista alla Stampa, l’ex ministro Antonio Martino commenta il raid americano contro il generale irania­no Soleimani.

«Sapremo presto le forti motivazioni che hanno porta­to al raid americano a Bagh­dad, ma una cosa è sicura: è stato eliminato un pericolo reale per gli Stati Uniti e non solo. Chi pensa che Trump abbia agito solo ed esclusiva­mente per ragioni di politica interna, per la sua rielezione alla Casa Bianca è fuori stra­da». Antonio Martino, uno dei principali fondatori di Forza Italia, è stato ministro degli Esteri e della Difesa nei governi Berlusconi, econo­mista liberale della scuola di Chicago, tifoso da sempre della politica filo-america­na. Non è stupito dell’obietti­vo colpito, il generale irania­no Soleimani: «Era un perso­naggio carismatico con una grande forza militare e un se­guito popolare enorme nel suo Paese e in tutta l’area me­diorientale. Era un leader in grado di creare grandi pro­blemi».

Quindi è stato opportuno farlo fuori?

Trump ha seguito un vec­chio metodo, come tutti i suoi predecessori: prevenire la crescita dei pericoli prima che diventino incontrollabi­li. Evidentemente si era giun­ti ad un limite e l’assalto di fi­ne anno dell’ambasciata americana a Baghdad è stata la classica goccia nel vaso pie­no d’acqua. Sono intervenu­ti con un’azione di forza giu­stificata. Trump non avreb­be agito se non avesse creduto di essere di fronte a pericolo grave, reale, immi­nente.

Anche a rischio di aprire una crisi dalla portata im­prevedibile?

Credo che un po’ di calcoli al Pentagono siano stati fat­ti. Mi rendo conto, però, che gli americani hanno aperto un vaso di Pandora le cui con­seguenze si sapranno a bre­ve scadenza.

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, ha detto di essere deluso dalla reazione degli euro­pei dopo i suoi colloqui con Parigi, Berlino e Londra. Le preoccupazioni delle Can­cellerie europee non sono legittime?

L’atteggiamento dei Pae­si europei e della Ue è incom­prensibile. L’Alto rappresen­tante dell’Unione per gli affa­ri esteri rappresenta il nulla cosmico. La politica estera è affidata agli Stati nazionali, alla Germania e alla Francia. Ognuno fa per sé. Altro che Stati uniti d’Europa: si proce­de in direzione opposta ri­spetto al sogno dei padri fon­datori. Sono disgustato dal­le vicende europee. Nella sto­ria millenaria dell’umanità non è mai esistito un Stato senza un’idea comune sulla difesa e sulla politica estera. Nell’Unione europea nem­meno i più piccoli, come Mal­ta e Lussemburgo, sono di­sposti a rinunciare alla loro politica estera.

L’esercito comune?

Un miraggio.

E l’Italia? Sembra che Pom­peo non abbia chiamato Ro­ma.

Per favore, non mi chieda del­la politica italiana. lo sono or­goglioso di essere italiano. Il nostro Paese è ricco di storia e cultura ma quando guardo la politica italiana mi viene da piangere. Una volta a Fiesole, era il 1991, incontrai la signo­ra Thatcher a un convegno. Durante la pausa caffè mi avvi­cinai a lei: stava guardando estasiata Firenze sotto il sole. Mi disse: “Il suo è un Paese bel­lissimo con un governo mar­cio”. Io le risposi: “Sarebbe me­glio il contrario”.

Non le rispose che esagera­va?

No e pensi quanto è peggio­rato dal 1991 ad oggi… Han­no fatto ministro degli Esteri Luigi Di Maio, una persona che non sa parlare nemme­no l’italiano.

L’unico politico italiano che ha battuto le mani a Trump è stato il leader leghista Matteo Salvini. Secondo lei è diventato filo-americano per far dimenticare la Rus­sia?

Sono fuori dalla politica, ho rinunciato a candidarmi nel 2018, non conosco bene le lo­giche dei leader attuali. Cer­to a Salvini piacerebbe rice­vere un endorsement da par­te di Trump. La sua è una scel­ta che può essere letta in vari modi ma è chiaro che il lea­der della Lega voglia accredi­tarsi con l’amministrazione di Washington. È in linea al­le prese di posizione sulla vi­cenda del Venezuela.

Non si è sentita, in questa vi­cenda iraniana, la voce del suo amico Silvio Berlusco­ni.

Le avevo detto che non mi occupo più di politica inter­na da tempo, ormai.

Amedeo La Mattina, La Stampa 5 gennaio 2020