Miracolo e Suicidio dell’Occidente (Jonah Goldberg)

Miracolo e Suicidio dell’Occidente (Jonah Goldberg)

Il suicidio di una civiltà rischia di non preludere ad alcuna resurrezione, e non ci sono miracoli che tengano. Miracolo e Suicidio dell’Occidente. Come la rinascita di tribalismo, populismo, nazionalismo e politica dell’identità sta distruggendo la democrazia liberale (Liberilibri, 2019) ci spiega proprio questo: che il progresso raggiunto nel corso dei secoli è precario, e rischia di andare in frantumi da un momento all’altro.

A giudizio di Jonah Goldberg, vogliamo continuare a godere dei frutti della democrazia liberale e del sistema di libero mercato tagliando i rami su cui siamo seduti. In altri termini, diamo per scontato ciò che scontato non è affatto, non rendendoci conto che il fragile equilibrio su cui si è retto il Miracolo dell’Occidente – ovvero le misteriose cause del suo impetuoso e continuo sviluppo – può anche avere fine. Nella sua ricostruzione storica e filosofica, l’autore annette molta importanza all’attitudine degli individui, al prevalere di certe idee su altre, al diffondersi di quelle convinzioni che hanno favorito e sostenuto sul piano intellettuale l’intraprendenza e l’operosità, l’apertura e il gusto della sperimentazione. Queste idee hanno dovuto faticare per risultare vincenti. Non è detto che lo siano per sempre. I miracoli sono tali finché ci si crede: una volta smesso, finisce il prodigio.

La tesi fondamentale del libro è che lo sviluppo sociale ed economico si è sempre scontrato con certi presupposti della natura umana. “La mia argomentazione muove da alcune asserzioni: il capitalismo è innaturale. La democrazia è innaturale. I diritti umani sono innaturali. Il modo in cui viviamo oggi è innaturale, e ci siamo capitati dentro più o meno casualmente. Lo stato naturale dell’umanità è quello di una povertà estrema punteggiata da violenze orribili, che termina con la morte prematura.” Alcune fortunate circostanze hanno elevato l’uomo da questa spiacevole condizione, garantendogli una vita più prospera e sicura. Per l’autore, numerose conquiste a cui ci siamo abituati contraddicono alcune tendenze innate dell’essere umano, che rimandano alla sua natura più primitiva. Spesso percepiamo lo scarto fra le regole che ci siamo dati e le nostre reazioni più viscerali. “Il segreto del Miracolo – e della modernità stessa – scaturisce dalla nostra capacità di tenere sotto controllo questa tendenza.”

Goldberg vede nel romanticismo politico il perenne avversario del miracolo, la sua voce critica. Per molto tempo – e ancora oggi – molte persone hanno denunciato l’ingiustizia del sistema, auspicandone la distruzione e il ribaltamento. Romantici, in questa accezione ampia, sono tutti coloro che deplorano il carattere freddo e arido dell’impostazione razionale, esaltando invece la libertà sregolata, il mito dell’età dell’oro, il primato dei sentimenti, il vogliamo-tutto-e-subito. Da Rousseau fino agli odierni divi della musica (passando per Marx, “divulgatore romantico di antichi pregiudizi contro il denaro e la finanza”), il romanticismo è “un movimento di ribellione contro la natura innaturale dell’Illuminismo e contro tutta la progenie dell’Illuminismo: capitalismo, democrazia, diritti naturali e scienza.” I romantici sono sempre dei reazionari, quale che sia la loro collocazione politica.

L’autore affronta il tema dell’identità, che certamente non sparisce in una società come la nostra, ma che non assume – o non dovrebbe assumere – caratteri fanatici ed esclusivistici. “Una società moderna è quella in cui abbiamo molte appartenenze – alla famiglia e alla società, al lavoro e alla fede, etc. Quando vi sono appartenenze in competizione tra loro o semplicemente multiple, ci si apre all’idea che gli avversari non sono nemici. Il pluralismo crea uno spazio sociale e psicologico in cui gli altri sono liberi di perseguire i loro interessi.” Nel volume si spiega come la politica dell’identità sia stata per lungo tempo un cavallo di battaglia dei progressisti americani. Adesso su questo cavallo sono saliti i populisti conservatori, e gli hanno fatto prendere la direzione opposta. Goldberg è dell’opinione che ogni politica dell’identità – sia di destra che di sinistra – sia un male, perché contraddice alcuni valori fondamentali della modernità.

“Qui la tragedia è che il liberalismo – nel senso classico dell’Illuminismo – è l’unico sistema che sia mai stato creato per aiutare le persone a liberarsi dall’oppressione della politica dell’identità. Per migliaia di anni, quasi ogni società della Terra ha diviso le persone nelle categorie stabili di casta, classe, contadino e nobile, e naturalmente maschio e femmina. Il principio lockiano di trattare ogni essere umano come uguale agli occhi di Dio e dello Stato, a prescindere da chi fossero i genitori o gli antenati, ha spezzato le catene della tirannide in modo più profondo e duraturo di qualsiasi altra idea.” La resistenza ai mutamenti è anche alla base del culto dello Stato, visto come istituzione benevolente che protegge i cittadini dai dardi dell’oltraggiosa fortuna. “Le istituzioni extra-razionali di famiglia, fede e comunità in tutte le loro forme sono in lotta costante contro la forza del cambiamento e la sovranità dell’individuo. I rousseauiani che sono in noi spasimano per il significato della comunità e del gruppo. I lockiani che sono in noi esigono che ci venga affidato il timone per indirizzarci verso il nostro destino. Poiché il capitalismo è innaturale e l’essere governati (nel senso più ampio) è naturale, guardiamo in continuazione allo Stato per risolvere i problemi e placare le ansie molto reali che inevitabilmente emergono dalla distruzione capitalista.”

Goldberg è un conservatore, ma è un conservatore che non ama Trump. Al contrario, considera il trumpismo – e il populismo in genere – una forma di degenerazione del conservatorismo americano. “La Costituzione fa molte cose, ma una delle sue funzioni principali è quella di indebolire e sviare il potere dei demagoghi e delle masse che li ascoltano. Un tempo, ciò era compreso e sostenuto dai conservatori; oggi non è più così.” L’analisi del trumpismo è molto interessante, e l’autore vi dedica l’ultima parte del libro. A suo giudizio, non bisogna confondere la causa con l’effetto, nel senso che “Donald Trump non ha provocato l’attuale corruzione della destra; l’ha sfruttata. E, avendo avuto successo, la sta accelerando.” Il suicidio dell’Occidente è certamente una disgrazia. E lo è ancor di più se si pensa che sono proprio i suoi sedicenti portabandiera a fornirgli la corda con cui impiccarsi.

Saro Freni, 12 marzo 2020