Convegno su Einaudi, alla ricerca della democrazia liberale

Convegno su Einaudi, alla ricerca della democrazia liberale

Mercoledì 20 ottobre, nel ricordo del grande economista, è stato presentato il Centro per lo studio della democrazia liberale. Come ha detto Salvatore Carrubba, è necessaria “un’opera di informazione e divulgazione”. Anche per combattere le sempre ricorrenti tentazioni autoritarie.

Dio è morto, Luigi Einaudi pure e anch’io non mi sento molto bene. Si potrebbe riassumere così – parafrasando una celebre battuta – la condizione del liberalismo odierno. Il problema è capire perché la liberaldemocrazia sia oggi in crisi, o per lo meno venga percepita come tale da una vasta fetta dell’opinione pubblica. Per questo, sono molto utili iniziative come quella che è stata presentata mercoledì 20 ottobre a Roma, nella sede della IULM a Palazzo Cipolla. Si tratta del Centro per lo studio della democrazia liberale, che si propone appunto di indagare i motivi di questa crisi di consenso che ha colpito le istituzioni fondate sui principi liberaldemocratici.

L’autoritarismo appare a molti più efficiente rispetto allo stato di diritto, le libertà individuali vengono considerate sacrificabili rispetto alle sicurezze collettive, il nazionalismo più retrivo e reazionario domina nei paesi dell’est Europa. “Molti autocrati, purtroppo anche all’interno dell’Unione Europea, molti movimenti populisti in giro per il mondo” – ha ricordato Salvatore Carrubba nel suo intervento introduttivo – “si rifanno apertamente a un modello di democrazia che loro definiscono illiberale. E quindi tutti coloro che credono nella democrazia liberale devono fare da argine, innanzitutto facendo un’opera di informazione e divulgazione su quelli che sono i suoi veri principi: principi basati sui meccanismi, sui filtri, sulle regole, sui contrappesi, che distinguono la democrazia dai regimi autoritari”.

Questa prima iniziativa era dedicata alla figura di Luigi Einaudi, a sessant’anni dalla morte. È stato analizzato l’Einaudi giornalista, divulgatore, politico, economista, presentando in modo sfaccettato una personalità poliedrica, che ha avuto un enorme peso nella vita del nostro Paese.

Il convegno aveva per titolo una sua frase: “Il despota perdona al demagogo, non perdona all’economista”. Il motto è ancora valido: spesso la mite chiarezza dei numeri è più efficace della tonitruante retorica da comizio. Oggi però esiste una nuova figura, che dei despoti (o aspiranti tali) aspira a fare il consigliere o il ciambellano. Si tratta dell’economista-demagogo. Il pensiero corre subito a certi ineffabili personaggi della nostra vita nazionale, ai noeuro poi tornati nei ranghi, fino alla prossima giravolta; accademici di quart’ordine poi diventati deputati e senatori della Repubblica. E viene da dire: povera accademia, e soprattutto povera Repubblica.

Saro Freni, 21 ottobre 2021