Carl Menger e il giusto prezzo dei rider

Carl Menger e il giusto prezzo dei rider

Il prezzo? Non dipende dalla qualità intrinseca del prodotto né dal lavoro necessario a produrlo, ma dal valore soggettivo che chi acquista e disposto a riconoscergli. Alessandro De Nicola ci racconta perché il pensiero del fondatore della Scuola Austriaca è più attuale che mai.

Il 26 febbraio è caduto il 100° anniversario della morte di Carl Menger, economista poco conosciuto dal grande pubblico ma che fu il fondatore di una corrente di pensiero importantissima, la Scuola Austriaca di economia.

Menger nacque in Galizia nel 1840, regione oggi polacca e all’epoca parte dell’impero austro-ungarico, da una famiglia di possidenti terrieri e professionisti. Da vero suddito di un impero per alcuni versi conservatore e bigotto, per altri vivace e cosmopolita, studiò giurisprudenza nelle università di Praga, Vienna e Cracovia. Prima di darsi alla carriera accademica, lavorò come giornalista economico e nel 1871 pubblicò una delle sue opere fondamentali, Principi di economia politica, che gli valse l’anno successive l’assunzione all’Università di Vienna e nel 1873 la cattedra di Economia politica. Nel 1876 iniziò un’attività a metà tra il precettore e il consigliere dell’erede al trono, il principe Rodolfo, poi suicidatosi nel 1889. I due scrissero insieme persino un libretto sui difetti della nobiltà austriaca. La carriera andava bene e Menger ebbe incarichi ministeriali e politici: questo non fermò la sua produzione intellettuale e nel 1883 usci il libro Ricerche sul metodo delle scienze sociali e sull’economia politica in particolare che lo pose in contrasto con la scuola storica tedesca dell’economia (alle cui critiche rispose con il saggio “Gli errori dello storicismo”).

Altre sue opere notevoli furono la Teoria del capitale del 1888 e Il denaro del 1892 dove spiega come la moneta sia un prodotto non statale ma dell’evoluzione spontanea della società. Si ritirò dall’insegnamento nel 1903 per dedicarsi allo studio (e al tentativo non riuscito di pubblicare una seconda, più completa edizione dei suoi Principi), attività che lo tenne impegnato fin quando sopravvenne la morte nel 1921.

Attualità di Menger: Il caso dei rider sottopagati

Perché Menger è così importante sia storicamente che attualmente? In primis per la sua teoria del valore. Contemporaneamente a Walras e Jevons, Menger capì che il prezzo che viene attribuito ai beni non dipende né da qualità intrinseche né dalla quantità di lavoro necessario a produrli (spiegazione che porto al “plusvalore” marxiano sottratto dai capitalisti al proletariato) e nemmeno dalla rarità, bensì dal valore soggettivo che gli individui gli assegnano, grazie alle informazioni in loro possesso e secondo i bisogni che essi devono soddisfare.

Non esiste un “giusto prezzo” o un “prezzo razionale” ma solo uno soggettivo e da questo concetto si sviluppa quello di “utilità marginale”: il decimo gelato di fila avrà meno valore del primo per il goloso che lo mangia e quindi sarà disposto a pagarlo di meno. Ancor oggi, nella vertenza che contrappone le società di consegna a domicilio alle Procure e alcuni del rider che lavorano per loro, all’obiezione che un aumento eccessivo del costo del lavoro porterebbe semplicemente alla chiusura delle società, si oppongono considerazioni moralistiche del tipo “pagate di più” la pizza o andate a prenderla da soli”.

É questo il punto: se il valore individuale e soggettivo che si dà alla comodità di ricevere il cibo a casa a un certo punto diventa inferiore al costo che si paga per tale agio, le persone smettono di ordinare e i poveri rider si trovano semplicemente senza lavoro. Dal punto di vista metodologico, Menger si contrappose alla scuola storica tedesca che inquadrava lo studio dell’economia all’interno della storia e attraverso il metodo induttivo ricavava principi economici. Quindi bisognava studiare ciò che era successo in Germania per capire quale economia andava bene ai tedeschi. Menger invece rivendica il ruolo autonomo di scienza sociale per l’economia che attraverso teorie (modelli si dirà più avanti) verificati attraverso la prova dei fatti riesce a progredire. Lo studio dell’economia è rivolto ai comportamenti degli agenti individuali, non a quello di classi sociali o soggetti collettivi: e quello che Schumpeter chiamerà l’individualismo metodologico.

L’economia non è un modello rigido

Pertanto, si potrebbe riflettere, incasellare all’interno di norme rigide un rapporto di lavoro del tutto peculiare e soggettivo come quello dei rider, dove c’è chi lavora poche ore alla settimana part-time e negli orari o nelle zone che preterisce e chi con più assiduità, riflette una visione “organicistica” dell’economia. Importante corollario è la valorizzazione del tempo e dell’incertezza rispetto all’economia classica, che invece assume come obiettivo cui tendere una situazione statica e con pienezza di informazioni, la concorrenza perfetta. Invece la staticità è impossibile anche concettualmente e si procede attraverso strappi è un susseguirsi di conseguenze non intenzionali dei propri atti volontari. La Gig economy è un esempio concreto di questo evolversi incessante e imprevedibile dell’azione economica. Insomma, Menger ha fondato un filone di pensiero che fornisce all’economista e allo scienziato sociale soprattutto un metodo interpretativo: utile per capire i sistemi economici e sia meglio per i giovani che sfrecciano per le nostre citta venendo incontro alle esigenze di milioni di consumatori.

Alessandro De Nicola, Repubblica 8 marzo 2020