Valitutti e la scuola libera

Valitutti e la scuola libera

La scuola italiana è nella bufera e nessuno ci capisce niente. L’epidemia da Covid-19 l’ha trovata morta e l’ha spazzata via. Che fare? Rivolgersi al maggior conoscitore della scuola italiana: Salvatore Valitutti.

Nacque a Bellosguardo nel 1909 e aveva solo 29 anni quando divenne Provveditore agli studi di Mantova. Quando si presentò al provveditorato, l’usciere non credeva che potesse essere il nuovo Provveditore perché era troppo giovane. Quando lo incontrai, sul finire della sua vita terrena, tenne un bellissimo discorso a Benevento e disse che aveva due testi che erano per lui “libri da guanciale”: Il Sommario di pedagogia di Gentile e La democrazia in America di Tocqueville. Il suo libro al quale era maggiormente legato, invece, era Scuola e libertà che pubblicò nel 1973 per chiarire cosa si sarebbe dovuto fare per ridare al sistema scolastico un nuovo senso e una nuova vita: passare dal modello della monopolistica “scuola di Stato” al modello della “scuola libera” e ripensare così scuola e accademia su nuove basi giuridico-istituzionali che, poi, altro non sono che la composizione del rapporto tra laici e cattolici, liberali ed ex marxisti per mettere finalmente nella giusta relazione Stato e Scuola. Oggi, dopo mezzo secolo, siamo ancora lì: esattamente dove quel testo mirabile indicava che si doveva intervenire. Ecco perché bisogna rivolgersi all’opera di Salvatore Valitutti.

 

Valitutti, che fu parlamentare, ministro, presidente del Pli, fece sua la lezione dei due maggiori liberali italiani del Novecento: Luigi Einaudi e Benedetto Croce. Il primo sapeva molto bene che dalla scuola andava tolto il veleno – proprio così si esprimeva Einaudi: veleno – del valore legale dei titoli di studio e il secondo è stato un vero e proprio eretico perché ha sempre tutelato, con il pensiero e con la vita stessa, il valore indipendente della cultura. Salvatore Valitutti, che non aveva figli ma che dedicò la sua vita e il suo pensiero alla gioventù come sempre nuova umanità, era la sintesi di Einaudi e di Croce e perciò sapeva molto bene che la cultura non può essere fondata sulle istituzioni, altrimenti si genera conformismo e dittatura, ma sono le istituzioni che vanno sempre fondate sulla cultura, giacché così si tutela e alimenta il valore più alto di tutti: la libertà.

Giancristiano Desiderio, 1° luglio 2020