Con il Coronavirus si rafforzano i legami tra Big Tech e governi. A scapito della libertà

Con il Coronavirus si rafforzano i legami tra Big Tech e governi. A scapito della libertà

Tasse, libertà e grandi società tecnologiche ai tempi della pandemia. L’analisi di Giuseppe Vegas.

Un noto detto polacco dell’epoca comunista afferma che “l’orso si nutre di miele, ma quando assaggia la carne umana non può più farne a meno”. Si tratta di un detto che si presta assai bene a interpretare fenomeni politici. A partire dalla spiegazione dell’incremento della tassazione. Infatti, basta ricordare che in molti Paesi la crescita del livello della pressione fiscale ha avuto luogo dopo le guerre. In tempo di guerra si era richiesto uno sforzo eccezionale ai contribuenti per finanziarne le spese, finito il conflitto molti governi ritennero che ormai i contribuenti erano abituati al maggior peso e quindi valeva la pena di continuare a mantenere alta la tassazione. In sostanza, una volta preso gusto al denaro dei contribuenti è pressoché impossibile rinunciarvi. Un rischio del genere va manifestandosi oggi in conseguenza della crisi sanitaria. E non si parla solo di un ulteriore aggravio di una già insostenibile pressione fiscale, ma di qualcosa, se possibile, ancora peggiore perché riguarda la libertà di ciascuno di noi.

Già prima del coronavirus le nostre vite erano in mano alle grandi società tecnologiche, le BigTech, che attraverso i dati ottenuti da internet sono in grado di ricostruire le nostre vite e di conoscere tutto quanto ha un minimo valore economico che ci riguarda, dalle preferenze di consumo e investimento, alle nostre relazioni, sino anche agli orientamenti politici. Fino a oggi questi dati erano monopolio di poche grandi imprese e, se si eccettua la Cina, gli Stati ne erano rimasti fuori. Oggi invece la comparsa della pandemia, con tutte le sue tragiche conseguenze, si offre oggi come il moderno cavallo di Troia, che può offrire l’irripetibile occasione a tutti quei governanti che finora non avevano avuto il coraggio, soprattutto a causa della condivisione dei valori dei sistemi democratici in cui operano, di impossessarsi direttamente dei dati di cittadini, di farlo.

Per la prima volta l’eccezionalità e la gravità della situazione sanitaria giustificano l’imposizione di straordinarie misure di limitazione della libertà individuale, finalizzate alla tutela della salute della popolazione. E che la situazione sia così straordinaria è dimostrato anche dal fatto che la maggioranza dei consociati sembra accettare di buon grado questo tipo di limitazioni, qual è per esempio la mappatura degli spostamenti personali o di tutti i loro dati economici e finanziari, proprio in ragione del fatto che pensano che per tal via possano essere maggiormente garantirti da un punto di vista sanitario, senza troppo pensare alle conseguenze che tutto ciò comporterà in un prossimo futuro.

Ecco dunque che si conferiscono poteri straordinari a qualche capo di governo, che si approvano leggi che permettono ai presidenti di emanare atti amministrativi che comprimono le libertà individuali e che si estromettono nella sostanza e anche nella forma i parlamenti, che pur rappresentano il luogo in cui storicamente, almeno dalla Magna Charta in poi, si tutelano i diritti dei cittadini nei confronti delle pretese dei governanti. Ciò che sta accadendo è che l’interesse economico delle grandi imprese tecnologiche si va saldando con quello politico dei governi. Le prime guadagnano mentre i secondi acquisiscono un potere straordinario nei confronti di tutti coloro che potremmo nuovamente chiamare sudditi, i quali d’ora in poi potranno, per tal via, essere controllati in ogni momento della loro vita. Con la conseguenza non troppo nascosta che grazie al controllo degli spostamenti e del loro borsellino sono destinati a diventare soggetti molto più malleabili di quanto non siano oggi nei confronti di chi gestisce il potere.

La circostanza infine che, nell’attuale frangente, i governi non abbiano speso una sola parola per cercare di alleviare i gravi problemi economici della popolazione, magari attraverso la condivisione di parte dei crescenti guadagni astronomici che le sole poche imprese Big Tech vanno realizzando in questo periodo, non solo potrebbe dimostrare per tal via di avere con esse un interesse condiviso, ma soprattutto non lascia certo ben sperare.

Giuseppe Vegas, Milano Finanza aprile 2020