Greta: il ritorno delle profezie e l’annuncio della catastrofe

Greta: il ritorno delle profezie e l’annuncio della catastrofe

La Thunberg annuncia le peggiori sciagure, come facevano i profeti di altre epoche. Ma la sua è una profezia terrena, come quella di Marx. Avrà conseguenze durature o rimarrà solo un fenomeno mediatico? Una riflessione controcorrente di Angelo Panebianco.

Avevamo pensato in tanti che fosse solo un fuoco di paglia. Ma a due anni di distanza dal suo ingresso nella scena pubblica mondiale, Greta, ora diciottenne, è ancora in grado di calamitare l’attenzione del mondo occidentale, è ancora punto di riferimento per moltissimi giovani (e non solo), e non ha perso la capacità di mobilitarne tanti. E i governi devono farci i conti. Diversi critici osservano che la radicalità del messaggio di Greta continua ad accompagnarsi a un’assenza di proposte pratiche e a un semplicismo che ignora la complessità dei problemi in gioco.

Tanto più che oggi siamo in una fase in cui, per gli allarmi lanciati dalla comunità scientifica — ma anche per la spinta della stessa Greta e del movimento che ha suscitato — i governi occidentali hanno messo fra i primi punti delle loro agende il contrasto ai cambiamenti climatici.

Il fenomeno-Greta può essere considerato da diversi punti di vista. Ovviamente, quello prevalente, riguarda la sostanza: i cambiamenti climatici e la diffusa sensibilità che hanno suscitato, e non solo nelle generazioni più giovani. Quella sensibilità ha fatto di Greta una leader. A sua volta, il carisma di Greta ha contribuito a diffonderla in una platea più ampia.

Profeti e profezie

Qui però non è la sostanza del problema che considero. Mi occupo invece di un aspetto particolare. Forse è utile porsi (insieme a tante altre, ovviamente) due domande. Greta non è forse la dimostrazione del fatto che anche le società post-religiose — come ormai sono in gran parte le società occidentali, europee in testa — hanno bisogno di profeti e di profezie? E se è così, che somiglianze e che differenze ci sono fra la profezia nelle età religiose e la profezia in età post-religiosa?

Oggi come in passato, la profezia ha due caratteristiche: da un lato denuncia l’imminenza della catastrofe, dall’altro indica la via della salvezza. Nell’età religiosa la catastrofe incombente era il castigo che Dio o il Cielo si apprestavano a infliggere agli uomini per la loro crudeltà o per la loro condotta immorale. Nella nostra età post-religiosa la catastrofe annunciata è il frutto della ribellione della natura contro la manipolazione umana dell’ambiente. La sostanza è diversa ma la «forma» della profezia è la stessa. In entrambi i casi la profezia ha successo se e quando viene incontro a domande di senso, di significato. Accettando la profezia le persone danno un nuovo significato alla propria esistenza, si sentono, almeno in parte, diverse da come erano prima di conoscerla e di farne proprio il messaggio: è, plausibilmente, proprio quanto è accaduto a tanti giovani e giovanissimi che hanno trovato in Greta il proprio modello e punto di riferimento.

Le affinità con le profezie del passato

C’è infine un ultimo elemento di somiglianza. In età religiosa la profezia irrompe nella storia di un gruppo umano quando le vecchie credenze religiose sono ormai esauste, quando la vecchia religione si è ridotta a stanco ritualismo, quando i suoi officianti hanno perso credibilità e autorevolezza, quando nessuno o quasi, nel suo intimo, la prende più sul serio. È allora che il profeta, con la sua predicazione, porta un attacco devastante alle vecchie credenze e ridà slancio, freschezza e forza alla vita religiosa di quel gruppo umano. Anche qui si coglie, pur con mille distinguo, una somiglianza con il fenomeno-Greta: esso segnala il disagio di una civiltà, il fatto che soprattutto molti dei più giovani rifiutano o sono indifferenti a ciò che le generazioni più anziane continuano a considerare «valori», beni preziosi generati dalla civiltà occidentale. Ad esempio, secondo rilevazioni attendibili, per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale, una parte assai consistente della generazione più giovane, in quasi tutte le società occidentali, non si mostra interessata alle sorti della democrazia.

…e le differenze

C’è però anche una differenza. Se la profezia di successo risponde sempre a domande di significato, la profezia religiosa lo fa in modo diverso da quella post-religiosa. La profezia religiosa offriva agli umani, a ciascun singolo umano, risposte, e quindi consolazione, in merito ai significati ultimi dell’esistenza: il senso della vita e della morte, nonché le ragioni della sofferenza nella vita terrena. La profezia religiosa ancorava i singoli a un insieme di credenze che dando ad ogni umano consapevolezza (o l’illusione della consapevolezza) del proprio posto nel mondo, gli dava anche la forza necessaria per fronteggiare le fatiche del vivere.

Con il suo messaggio esclusivamente terreno la profezia post-religiosa può avere altrettanta potenza, e capacità di dare un senso all’esistenza dei singoli? C’è certamente il precedente di Karl Marx: il legame fra il suo messaggio e l’antica profezia ebraica è stato tante volte notato. Non c’è dubbio che, per un lungo periodo, le componenti profetiche di quel messaggio diedero un senso all’agire di milioni di persone.

Ma che dire di una profezia di natura ambientalista? Nel breve termine, come si vede, amplificata dal sistema della comunicazione globale, essa si rivela potente. Ma può essere sufficiente una nuova diffusa sensibilità per l’ambiente per soddisfare, nel lungo periodo, una domanda di senso? E può la profezia, per conseguenza, cambiare durevolmente il modo in cui i singoli, o molti di loro, vivono la loro presenza nel mondo? A occhio e croce, no. Ma, naturalmente, non lo sappiamo ancora.

Angelo Panebianco, Il Corriere della Sera 9 ottobre 2021