Le 3 idee della Thatcher che servirebbero anche a noi

Le 3 idee della Thatcher che servirebbero anche a noi

Trent’anni fa usciva di scena la Lady di Ferro. In tempi di crisi manca una leader come lei. Il commento di Alessandro Gnocchi.

II 28 novembre 1990, Margaret Thatcher lasciava Downing Street. Era primo ministro del Regno Unito dal 1979. Per alcuni (progressisti in prevalenza) fece opera di macelleria sociale. Per altri salvò l’Inghilterra dalla bancarotta, modernizzò l’economia, mise in guardia dai pericoli di una Unione europea burocratizzata, si oppose a ogni cedimento alla propaganda comunista, fece presente che l’individuo è al centro di tutte le cose, belle e brutte. (…) La Thatcher si impose in un mondo maschile, senza cedere al repertorio femminista o delle quote rasa: combatté per avere il consenso ed ebbe successo. C’era la regina ma la monarchia è un’altra cosa, ma l’asse ereditario non si mette ai voti. Della Thatcher come simbolo di emancipazione, scrive Anthony Burgess, l’autore di Arancia meccanica.

Passata la tragedia del Coronavirus, al potere rimarrà la tentazione di ficcare le mani non solo nelle nostre tasche, ma anche nelle nostre vite. Nel dibattito sulla crisi, alcune forze politiche hanno una sola proposta: nazionalizzare. Si prepara un futuro che non vorremmo vedere.

Proviamo a scongiurarlo con un «prontuario fondato sulle parole di Maggie.

Primo: «Non sono stata fortunata, me lo sono meritato» (lo disse a nove anni ritirando un premio). Secondo: «Gli eroi non hanno estrazione sociale». Terzo: «Dobbiamo appoggiare i lavoratori e non gli imboscati». Un intero programma politico e sociale in poche, semplici parole: tutti uguali alla linea di partenza, vinca il migliore, niente regole che imprigionano lo spirito imprenditoriale, niente rendite di posizione, assistenzialismo o regali a clientele elettorali. Purtroppo in Italia prevale la visione opposta: soldi (pochi) per i (molti) garantiti e povertà per gli altri, debito pubblico in perenne impennata e tasse assassine per mettere una toppa al buco.

I detrattori della Thatcher ricordano sempre la frase: «La società non esiste». Peccato che il discorso proseguisse cosi: «La vita è un arazzo di individui, uomini e donne. La bellezza di questo arazzo e la qualità della nostra vita dipendono da quanta responsabilità ognuno di note disposto ad assumersi e quanto ognuno di noi è pronto a voltarsi e ad aiutare con i propri sforzi coloro che sono meno fortunati». Un politico che chiede responsabilità senza fare la paternale ai cittadini: anche questo sarebbe una rivoluzione per l’Italia.

Alessandro Gnocchi, Il Giornale 28 novembre 2020