L’emergenza Covid insegna: bisogna valorizzare il privato

L’emergenza Covid insegna: bisogna valorizzare il privato

L’insufficienza dei trasporti (con conseguenti assembramenti sui mezzi) ha suscitato diverse polemiche in queste settimane. Carlo Lottieri indica alcune soluzioni in questo e in altri settori.

Uno dei temi che in queste ore ha assorbito l’attenzione di quanti hanno predisposto le prossime misure da adottare è stato quello dei trasporti. Tutti sanno, infatti, che non ha molto senso imporre agli studenti di tenere la mascherina pure in classe se poi i treni e gli altri mezzi di trasporto sono quotidianamente sovraffollati. Da qui l’idea di coinvolgere i privati che gestiscono i bus, che in questa fase stanno subendo gravi perdite a causa della crisi del turismo.

Il pregiudizio ideologico degli statalisti

Ci si sta rendendo conto, in fondo, di quanto era chiaro a Deng Xiaoping, persuaso che «non interessa tanto se un gatto è bianco o nero: l’importante è che prenda i topi». Con quella formula, il segretario del Pcc sottolineò che per lui il privato e il pubblico non differivano molto, se l’uno e l’altro funzionavano bene.

Gli statalisti che ci governano in questa fase, forse, stanno arrivando alle medesime conclusioni di Deng. Peccato che non l’abbiano compreso prima. Peccato, ad esempio, che la Regione Lazio (presieduta dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti) non abbia consentito i tamponi nelle cliniche private, così come la Campania di Vincenzo De Luca, che poi però ha fatto retromarcia. Proprio nel momento in cui c’è più bisogno di mobilitare tutte le energie disponibili varie realtà sanitarie sono state insomma bloccate a causa di quello che, in fondo, è solo un semplice pregiudizio ideologico.

Valorizzare il privato

In realtà, per contrastare la crisi sanitaria e ancor più per far fronte alla necessità di ricostruire un’economia ormai stremata c’è bisogno di puntare sulla libera iniziativa, sulle aziende di mercato, sulla libera concorrenza. Basti ricordare che se le scuole private chiudessero, lo Stato dovrebbe sostenere un costo ulteriore intorno ai 6 miliardi di euro all’anno (come da tempo sottolinea Anna Monia Alfieri). L’apparato pubblico, allora, dovrebbe favorire la crescita delle imprese private in qualsiasi settore, anche nel suo interesse.

Tra l’altro, se un pregiudizio è legittimo esso deve dirigersi in direzione opposta. In effetti le imprese di mercato si espongono a critiche e capita soprattutto quando hanno a che fare con lo Stato: quando ottengono aiuti e favori dal potere pubblico. Nel quadro di un’economia veramente privata e concorrenziale potremmo trovare truffatori da affidare alla giustizia, ma di sicuro non avremmo corruzione. È la presenza del regolatore pubblico e del denaro di Stato che snatura anche l’economia libera.

È una buona cosa, quindi, che per evitare che sui mezzi pubblici quanti viaggiano siano a pochi centimetri di distanza si guardi al di là della sfera dello Stato. Superare questo primo blocco culturale può essere un inizio, ma è urgente che la valorizzazione del privato sia molto più solida e che soprattutto abbia luogo entro un quadro basato sul diritto e sulla concorrenza di mercato.

Carlo Lottieri, Il Giornale 19 ottobre 2020