Lo sciopero dei dipendenti pubblici? Un’offesa ai soggetti più deboli della crisi

Lo sciopero dei dipendenti pubblici? Un’offesa ai soggetti più deboli della crisi

Dinanzi alla bozza della manovra di bilancio del governo, i sindacati confederali della pubblica amministrazione annunciano mobilitazioni e scioperi per mancati interventi a sostegno dei salari e per nuove assunzioni. Una mossa inopportuna, come spiega Carlo Lottieri.

La situazione economica generale, in questo 2020 travagliato dal Covid-19 e ancor più dalle scelte fatte dal governo per far fronte all’epidemia, si presenta veramente molto difficile. Il sistema produttivo ne sta risentendo in maniera significativa e stanno pagando un prezzo davvero alto, in vari casi, i soggetti più deboli. Nell’impossibilità di licenziare, ad esempio, a perdere un lavoro sono stati quanti avevano soltanto un contratto temporaneo.

Proprio per questo motivo colpisce l’insensibilità dell’apparato sindacale che, in questa fase storica, dovrebbe mostrare una diversa consapevolezza. Invece, di fronte alla bozza della manovra di bilancio predisposta dal governo, i sindacati confederali della pubblica amministrazione hanno annunciato mobilitazioni e scioperi, in quanto mancherebbero interventi a sostegno dei salari e per nuove assunzioni.

Colpisce tanta insensibilità verso quanti stanno soffrendo: verso le saracinesche abbassate dei negozianti in miseria, verso i risparmiatori che non riescono ad affittare la casa da cui ricavavano una sorta di pensione, verso i micro-imprenditori disperati e verso quei dipendenti del privato che vedono a rischio il loro futuro. Al momento attuale il governo ha bloccato licenziamenti, fallimenti e sfratti, ma presto dovremo fare i conti con un disagio sempre più acuto.

Nei mesi scorsi molti dipendenti pubblici sono stati nel mirino dell’opinione pubblica, dato che una cosa è essere bloccati a casa quando si ricava il proprio reddito sul mercato, e altra cosa è essere costretti a non lavorare quando comunque si ha il «posto fisso». Senza arrivare a pretendere una prova di solidarietà da parte dei lavoratori pubblici (e garantiti) nei riguardi dei lavoratori privati (e a rischio), è senza dubbio inammissibile una rivendicazione di stipendi più alti e nuovi posti statali proprio ora, quando molti stanno precipitando nella disperazione più nera.

In tale quadro c’è quasi da augurarsi un mese di sciopero degli statali: un mese in cui essi restino a casa, ma a costo zero per la collettività. Con le enormi difficoltà che oggi devono affrontare le attività private chiamate a pagare le imposte e reggere la baracca (e certo a Roma faranno fatica a recuperare le entrate di cui disponevano negli scorsi anni…), uno stipendio in meno da pagare ai lavoratori pubblici può essere perfino una boccata di ossigeno.

Carlo Lottieri, Il Giornale 17 novembre 2020