Recovery fund, serve una spesa mirata

Recovery fund, serve una spesa mirata
Il rischio è disperdere gli interventi in mille rivoli. Una sorta di zucchero a velo che forse potrebbe far piacere a qualcuno, ma non servirebbe a far lievitare la torta. L’analisi di Giuseppe Vegas

Spesa mirata

E una decisione cruciale per il futuro italiano: in una situazione di scarsità di risorse e indispensabile utilizzare quelle che ci vengono in questa occasione straordinaria dall’Europa per cercare di cambiare la pelle della nostra società, che per troppi anni non è stata capace di rinnovarsi. I denari andrebbero indirizzati verso le macroaree di maggiore criticità e di ritardo nello sviluppo: sanità, istruzione, infrastrutture, digitalizzazione e sistema fiscale. Disperdere gli interventi in mille rivoli – una sorta di zucchero a velo che forte potrebbe far piacere a qualcuno ma non servirebbe a far lievitare la torta – sarebbe la scelta pia sbagliata. Purtroppo è quanto sta avvenendo.
Il governo ha presentato al Parlamento un lungo documento con oltre seicento finalizzazioni di spesa, che sembra un’operazione di pulizia di cassetti di tutti i ministeri, incrostati da decenni di incuria. Una mossa che desta molte perplessità: soprattutto, stupisce la circostanza che apparentemente né maggioranza né opposizione si siano degnate di leggerlo. In caso contrario, si sarebbero accorti, ad esempio, che una quindicina di finalizzazioni sono prive d’indicazione di costo: ci sarebbe da domandarsi che senso abbia chiedere un finanziamento se la spesa è indicata con uno zero.

Mille interrogativi

Altrettanto non si comprende perché ci sia una certa abbondanza di punti interrogativi a corredo di varie proposte: qualcuno ci ha ripensato? Ma il piatto forte sono le finalità incomprensibili, per natura o per costo.
Giusto per pizzicarne qualcuna a caso: che risultato di sviluppo economico si intende perseguire con quella “festina lenta”, ossia affrettati lentamente, mettere la società in movimento con 80 milioni? E i due miliardi e mezzo per il “Fondo per le foreste urbane residenti per il benessere dei cittadini” servirà forse a pagare il giardinaggio del grattacielo del Bosco Verticale di Milano? E chi saranno i fortunati che faranno parte della “Comunità responsabile della transazione al digitale”? Infine, chi siederà sulle comode poltrone dell’“Agenzia pubblica per sviluppo dell’economia circolare” dove potranno amministrare ben un miliardo di euro?
In conclusione, è un documento che, prima della sua presentazione, qualcuno avrebbe almeno dovuto leggere. Ne va del successo delle ragioni del nostro Paese nella trattativa europea.

Giuseppe Vegas, Milano Finanza 7 oittobre 2020