Serve un Milano financial district

Serve un Milano financial district

Borsa italiana deve restare in mani straniere? É un falso problema. Per rilanciare il capoluogo lombardo dopo le ferite del lockdown, sarebbe propizio dar vita a un polo antagonista alla City of London, attraverso una fiscalità agevolata. L’analisi di Giuseppe Vegas.

Borsa deve tornare italiana? La scelta non ha nulla a che vedere con la realtà economica e che si basa su presupposti ideologici. Si può dire che nell’ultimo ventennio Borsa non ha attratto una gran massa d’imprese che avrebbe potuto. Ma c’è da domandarsi se la scarsa attrattività derivi da un’inadeguatezza della maggiore convenienza di un sistema che fino a ieri si è caratterizzato per la bancocentricità.

Oggi le imprese tradizionali flettono e s’affaccia la generazione delle startup innovative, tech e fintech. il momento è propizio per sviluppare un sistema di finanziamento efficiente, mentre la questione della proprietà potrebbe essere indifferente per l’investitore. La verità è che Milano post Covid mostra segnali di debolezza per due motivi. La way of life milanese ha subito un duro colpo con il lockdown e molti operatori si sono trasferiti o lavorano da casa. Il che ha fatto crollare l’attrattività del centro città. Inoltre, l’economia italiana si è indebolita e le prospettive non sono confortanti.

L’immagine che Milano aveva costruito negli ultimi anni e che aveva fatto sì che la città divenisse uno dei centri finanziari più interessanti d’Europa, sembra essersi dissolta. Occorre chiedersi se sia ragionevole arrendersi a questa realtà e se sia da considerare ineluttabile. Probabilmente si tratta di un a difficolta temporanea, da combattere per evitare che si cronicizzi. E il momento di pensare in grande e in modo alternativo rispetto agli schemi mentali rigidi del passato.

La strada principale potrebbe essere creare a Milano un Financial District di livello europeo, prevedendo per un certo numero di anni vantaggi analoghi – sia sotto il profilo della semplificazione delle procedure e dei controlli, sia sotto quello della creazione di meccanismi agevolativi di carattere fiscale, un regime il più possibile simile a quello attribuito a realtà del tipo della City of London. Sarebbe un boccone difficile da digerire per i partner europei, ma si potrebbe cercare un compromesso. D’altronde, benefici fiscali per i manager trasferiti in Italia sono stati regolamentati e approvati e proprio pochi giorni fa, in occasione dell’approvazione del Recovery Found, è stata attribuita la facola di rebate nei confronti dei versamenti all’Ue a favore di alcuni Paesi frugali. Perché non dunque an che un regime fiscale speciale e temporaneo? Invece di stracciarsi le vesti per decidere a chi dare Borsa italiana, è il caso di evitare di buttar via il bambino (Milano) assieme all’acqua calda (Borsa).

Giuseppe Vegas, Milano Finanza 4 agosto 2020